SETTIMANA - "È evidente che però, mio malgrado, ho subito tutto questo impatto mediatico che c'è stato. Se devo dire, per me e per la squadra, per la partita di domani, l'alibi è 0. Noi domani abbiamo la testa di giocare una gara, come ho detto prima, dopo 33 giornate, cioè la 33esima è domani, e quindi siamo in un percorso vicino a quello che sarà il finale. È una partita importantissima per tutte e due le squadre, più per noi, sicuramente. E noi la concentrazione l'abbiamo cercata di spostarla solo ed esclusivamente sul piano tecnico, sul piano della gara, e nel tentativo, per me, fondamentale di non creare né alibi né di arrecare danno alla squadra, danno alla gente, in nessun tipo. Questo è stato l'unico mio obiettivo. Adesso andiamo a giocare la partita finalmente domani e potremo confrontarci per questo traguardo".
WESLEY - "Problemi con lo staff medico? A volte è motivo di discussioni interne: nel caso di Wesley, lui si sente di poter giocare però lo staff considera che invece ci sono dei rischi da non voler correre. Questo porta a discussioni, ma da qui a quello che dice lei ce ne passa. Wesley vuole giocare, ma dall'altra parte si frena. Vedremo, io mi sono sempre attenuto alle indicazioni mediche: io dipendo dall'ok medico".
FUTURO - "Lei continua a parlare di altre cose, io parlo di partita. Quel giorno non voglio creare nessun tipo di problema, con queste domande lei crea dei problemi. Quindi faccia una domanda sulla squadra o sulla partita di domani. Io qui sull'altra cosa ho chiuso. Se le fa piacere, parliamo di calcio. E io le ho risposto. No, le ho risposto, se mi vuole fare una domanda di calcio sulla partita di domani, le rispondo. Se mi vuole continuare su queste situazioni, ho chiuso".
FORMAZIONE - "Sulle scelte insomma sono quelle, sono quelle a parte i giocatori che sono fuori, che sono in recupero, non è cambiato niente rispetto alla settimana scorsa, se non che abbiamo perso Pellegrini, questo è veramente stato un peccato, anche la natura dell'infortunio che ha subito. Quindi la rosa è ben definita, su quello, e la probabile formazione, c'è il problema di Pisilli, che ha avuto all'inizio settimana una distorsione alla caviglia, che però sembra aver recuperato abbastanza bene, dobbiamo valutare oggi, ma le alternative sono quelle, le alternative tecniche non è che si discostano molto da quello".
QUARTO POSTO - "Questo deve chiedere alla società, che è stata molto chiara. Anche Ranieri. Io ho sempre pensato che con poco eravamo vicini all'obiettivo: perciò ho sempre spinto in quella direzione, per arrivarci subito. Di solito funziona al contrario. Io pensavo da subito che fosse possibile il quarto posto.. Ho sempre voluto rafforzare la squadra, non avevo lamentele personali. Poi, a dicembre/gennaio sono iniziati gli infortuni. Però, ho sempre pensato che così, con qualche idea in più, potevamo avere chances. Ma questo rientro nelle dinamiche aziendali. Con Ranieri non ci sono mai stati toni aggressivi in realtà. Domani giochiamo, siamo convinti che battendo una squadra forte, perché quello è, con una grande rosa andiamo oltre un limite: un po' come gestivo le gare con la Roma ai tempi dell'Atalanta. Se la battiamo, meritiamo la Champions. Ci sono delle squadre che sono sopra, che sono un passo più avanti a noi, però il nostro è un parametro che mi sono sempre creato. Con l'Atalanta è così. La vedo in questo modo. Non ho parlato di mancanze, ma di voglia di migliorare. Sono stato chiamato qui per sviluppare la squadra con le mie idee, senza altri sconfini. La mia intenzione è sempre stata quella di migliorare senza aspettare troppo se possibile. Magari, senza infortuni era più agevole, ma ci proviamo. L'obiettivo resta quello. Se mi sento di poter alzare l'asticella? Sono venuto per quello, poi si vedrà. Ho fatto una scelta perché ritenevo Roma una piazza gratificante. Ora ce la giochiamo".
PALLADINO E L'ATALANTA - "Raffaele lo conosco che aveva 17 anni, l'ho allenato in Primavera e a Genova. Quando ha iniziato al Monza, veniva spesso a vedermi a Bergamo. Poi, in campo è normale. Quando finiscono i 90 minuti è tutto diverso. Il calcio è così, purtroppo l'agonismo è fatto anche di certe dinamiche. Io so di affrontare una squadra forte: ho lasciato la Champions e un anno di contratto perché pensavo di non poter fare altro di più di quanto fatto. Sono venuto a Roma perché per me era una possibilità straordinaria: sono contento. Sono stato anni a Genova, 9 a Bergamo: forse non sono una persona così brutta. Certo, nel tempo qualche frizione può capitare. Ma di quelli positivi quanti ce ne sono? Centinaia. Ho fatto questa scelta perché per me, la proprietà non era più Percassi e non c'era la stessa considerazione di me".
COSA RUBEREBBE ALL'ATALANTA - "A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e nell'ambiente esterno per fare bene. Lì la società era compatta con l'ambiente e squadra: è un clima ideale. Abbiamo costruito una rosa forte nel tempo, non c'erano solo giovani valorizzati e rivenduti a cifre altissime. C'era anche capacità di operare e costruire con me di costruire una squadra con anche un nucleo forte durato anni. Poi è stato sempre integrato: è cambiata tanto, rimanendo sempre forte. A questi si aggiungo introiti da rinvestire facendo utili: questo era una anomalia per l'Atalanta. Non era solo merito mio, ma anche della società a oprare in sintonia con me. Poi la proprietà è cambiata, forse anche perché non c'era più il papà con il quale ero più legato (Gasperini si commuove e lascia la conferenza stampa, ndr)".
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