MESSAGGIO - "Da mia nonna, che non sta bene: mi ha fatto emozionare. Quando ero piccolo, puliva la scuola dove studiavo e io l’aiutavo per farla finire in fretta. Si chiama Olga ed è qui, sul mio braccio (mostra il tatuaggio, nda). Mi spiace che ora siamo distanti. Il doblete è dedicato a lei".
CHIUDERE LA CARRIERA ALL'INTER - "Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi... Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui".
RECORD - "Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo".
SUPERARE MEAZZA - "Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, ndr)".
CAPITANO - "È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente".
MOURINHO - "Nessuno titolare nell'Inter del Triplete? Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima".
LAUTARO MIGLIORE DI SEMPRE - "Certamente, perché mi sento molto felice e sicuro quando gioco. Mi muovo con grande spensieratezza, anche a livello tattico. Prima non era così".
PSICOLOGO - "Sì. Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dell’Inter. Pensate dove può arrivare la mente umana. Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della società. Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati semplici".
DELUSIONE - "Dopo la finale no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse... Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo. Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più... Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi".
CHIVU - "L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato".
BODO - "Questo no, perché io volevo andare avanti in Europa. Non è stato un vantaggio. Magari giocando meno hai più energie, ma se lotti su ogni fronte hai sempre la mentalità giusta per le partite".
THURAM - "Marcus e io ci siamo capiti piano piano. È un ragazzo solare, speciale. Io sono quello serio. Ci completiamo, anche nei caratteri".
MIGLIOR CENTRAVANTI - "Harry Kane. Lo metto anche davanti a Haaland per come controlla la palla, per come lega e legge il gioco, per i colpi di testa. Un fenomeno".
FUTURO - "Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò".
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