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sosfanta squadra inter Chivu: “Bastoni, gogna mediatica mai vista e rispondo così sul suo futuro! Palestra bel profilo, Dumfries…”

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Chivu: “Bastoni, gogna mediatica mai vista e rispondo così sul suo futuro! Palestra bel profilo, Dumfries…”

Chivu: “Bastoni, gogna mediatica mai vista e rispondo così sul suo futuro! Palestra bel profilo, Dumfries…” - immagine 1
Cristian Chivu, allenatore dell'Inter, ha ripercorso la stagione trionfale dei nerazzurri in un'intervista ai microfoni di DAZN e della Gazzetta dello Sport: ecco le sue parole.
Marco Astori

Cristian Chivu, allenatore dell'Inter, ha ripercorso la stagione trionfale dei nerazzurri in un'intervista ai microfoni di DAZN e della Gazzetta dello Sport: ecco le sue parole.

RESTARE - "Se non perdo tre partite di fila, forse... (ride, ndr). Bastano quelle e c’è il rischio che me ne vada a casa prima. Scherzi a parte, questa è la realtà del calcio, io l’ho accettata da tempo: ho capito perché ai giocatori si fanno cinque anni di contratto e agli allenatori solo due... L’allenatore è quello che paga per primo in tutto. Che sia giusto o meno, le cose vanno così".


TIMORE DELL’ESONERO - “Qualche pensiero mi era venuto, soprattutto dopo le sconfitte con Udinese e Juve... Lì per un attimo ho pensato che potesse saltare il banco, ma poi ho visto che la società non aveva la stessa mia percezione. Anzi, mi ha subito sostenuto. Io ho sentito solo sostegno e vicinanza".

BODO - “So che volevate arrivare lì... Col Bodo avremmo dovuto e potuto fare meglio, però oggi è tardi ed è inutile rimuginare. Abbiamo analizzato ampiamente la doppia sfida col mio staff: tanti piccoli dettagli che hanno portato a quel risultato. Fa parte di un processo, di un percorso durante una stagione lunga".

CHAMPIONS - "Io andrei cauto con certe ossessioni, si parla troppo di questa coppa. Dobbiamo accettare la nostra realtà e quella degli altri Paesi. È ovvio che abbiamo ambizioni, ce lo impone la nostra storia, ma partirei piano piano e credo che il primo obiettivo in Europa sia qualificarsi tra le prime otto nel girone e arrivare agli ottavi. Ricordiamoci che ci sono squadre che spendono mezzo miliardo per vincere la Champions e non ce la fanno, anzi magari escono ai quarti o agli ottavi. E ce ne sono altre come l’Inter degli anni scorsi arrivata in fondo facendo le cose bene".

COLMARE IL GAP - “Per vincere servono tante cose: idee e, soprattutto, giocatori. Perché sono i giocatori, in fin dei conti, quelli che fanno la differenza. Tutti parlano di progetti, ma a tenere in vita una società sono sempre i risultati. Oggi magari partono favoriti i top club in grado di comprare i giocatori che 'spostano', che fanno la differenza, ma noi dobbiamo essere diversi da loro. Bisogna accettarlo: in questo momento nessuna squadra italiana è in grado di fare quello che fanno le inglesi. Ciò non significa che non faremo di tutto e di più per provarci".

DUMFRIES - “Denzel ha fatto il suo... Aveva una clausola e l’Inter non ha potuto fare niente per fermarlo. Noi dobbiamo essere pronti ad avere la soluzione, l’alternativa giusta, e capire ciò che ci fa fare il salto di qualità, nel futuro".

PALESTRA - “Marco Palestra è un bel profilo ma oggi non è un mio giocatore, quindi non posso parlarne... Noi abbiamo già tanti italiani forti che sanno cosa significa l’Inter e si identificano nel club: questo è un bel vantaggio ed è una strada che vogliamo continuare a seguire. Però, è ovvio che ci sia bisogno anche di altri giocatori, di un misto che ti permetta di essere competitivo a tutti i livelli".

MERCATO - “Non faccio mercato in questa sede, quello tocca ai dirigenti, ma c’è sempre bisogno di giocatori per migliorarsi e, perché no, dare segnali al gruppo e all’ambiente. Abbiamo pianificato tutto, ci sono piani A e piani B per ogni ruolo, ma poi arriva agosto e può succedere di tutto perché si possono creare situazioni che non ti aspettavi. Tra l’altro, nell’estate del Mondiale tutto può diventare un’agonia...".

SI PARLA POCO - “Non mi interessa, non tutti sanno cosa voglia dire allenare una big come l’Inter, in cui l’obbligo non è solo il bel gioco, ma la vittoria. E noi abbiamo pure giocato bene, oltre a vincere! Non è semplice guidare grandi giocatori con ego forte, conoscenza del gioco e profonda autostima. È più facile lavorare con un giovane, perché puoi modellarlo come vuoi tu, ma questo non c’entra niente con la presunta divisione giochisti-risultatisti".

GRUPPO - “Di fronte ai miei ragazzi io voglio solo essere uomo, non una figura autoritaria. Poi è sempre un do ut des e dai giocatori ho ricevuto solo la stessa premura. In un club può venire anche il miglior allenatore del mondo, con le sue idee più evolute, ma se il gruppo non lo accetta è tutto inutile. In pista bisogna sempre ballare in due: se balli da solo ti portano al manicomio. Probabilmente, ho convinto con la mia umanità, con le parole, col lavoro che conta molto di più del tirare pugni sul tavolo. Poi magari l’anno prossimo perdo tre volte e mi mandano via, ma sarò sempre fatto così".

NON CAMBIATO - “No. Io non mi esalto perché abbiamo vinto come non mi sono depresso quando mi hanno criticato. Sono uguale e aperto alla crescita. Posso anche cambiare, a partire anche dal sistema di gioco, ma quello per me conta poco. Ripeto, io voglio evolvermi, non cambiare. Come voglio che questa squadra possa evolversi nella stagione prossima".

NON SORPRESO - “No. Ho avuto sempre le idee chiare e una giusta autostima: aspettavo solo un’opportunità e me l’ha data il Parma, poi mi sono subito ritrovato nel luogo in cui ho passato 20 anni. La mia casa. Non mi entusiasmo nemmeno ora che ho vinto, anzi penso che rientri nella normalità di un club così grande. Ora vado avanti, più preoccupato per la prossima stagione perché sono competitivo e ambizioso: io voglio vincere, sempre".

COMUNICAZIONECAMBIATA - “Sono accusato di tutto, anche di aver vinto solo due trofei... Non sprecherò energie su discorsi di questo tipo di chi non conosce. Io so qual è il mio ruolo in questa società, ho una certa esperienza per sentirmi a mio agio in uno spogliatoio così importante e capisco come cambiare i miei contenuti in base a quello che voglio trasmettere. Non ho mai parlato di altre squadre e non mi interessa farlo nemmeno nel futuro, ma io difenderò i miei fino alla morte".

BASTONI - “Bastoni è un nostro campione. È normale che girino storie di mercato attorno a lui perché per me è uno dei più forti centrali del mondo. So che uomo è Alessandro, ma so soprattutto cosa ha dato, cosa dà e cosa darà nel futuro per noi...".

GOGNABASTONI - “Il tocco è leggerissimo, ma dovevo dire quello che vedevo. A me non piaceva che tanti ex giocatori non riuscivano a mettere in mezzo le emozioni di una partita, di un Inter-Juve, l'atto emotivo portato a livelli altissimi. E ogni dettaglio fa la differenza. Io ero arrabbiato perché il mio giocatore era messo in piazza per tirargli i sassi, cosa che è successa anche dopo e continua ancora. Ale è un ragazzo intelligente, forse tra i più intelligenti che ho incontrato nel calcio: ha un'intelligenza a parte che rispecchia la sua persona e l'uomo. Ma il campo è un'altra cosa, aveva capito l'importanza della partita: poi ha dovuto subire una gogna mediatica senza precedenti. Lo devo dire, non ho mai visto una cosa del genere. Non è stato semplice da gestire, quello che ho scelto io è di schierarmi dalla parte del giocatore, della mia squadra, di quello che rappresento, avevo capito che certi valori che voglio trasmettere in questo mondo è meglio che li lascio perdere e inizio a pensare a quello che voglio dai miei e pensare ai nostri obiettivi. Il messaggio ricevuto da Ale Bastoni la mattina dopo vale più di ogni cosa nel mondo, non lo posso raccontare ma ho cercato di confortarlo, di dargli fiducia e quello che conta è la stima dei compagni. Nascondere determinate cose non è semplice, noi come staff avevamo capito che era un momento non facile, un episodio negativo non viene mai da solo, arriva una valanga di cose che succedono, ha avuto anche l'infortunio nel derby, poi è andato in Nazionale e anche lì è successo quello che è successo”.

CICLO NON FINITO - "Da una stagione all’altra cambiano tante cose e l’anno scorso eravamo noi a non avere per tutti stabilità. Si diceva fosse finito un ciclo, e invece... Siamo consapevoli che tutte le squadre ripartono da zero con tante incognite, quindi non vedo nessun vantaggio in partenza".

INTERISTA - “Ha vinto un interista? E' un'emozione particolare che non ho mai perso negli anni: il bello dell'Inter è che quando arrivi e inizi a conoscere la storia e a vivere la società, ti rimane dentro per sempre perché ha un modo di fare che non ti togli più. Ho un grande riconoscimento per il mio passato per tutte le mie squadre, ma l'Inter è la parte più bella della mia carriera anche per la maturità raggiunta. Quando sono arrivato a Milano ho conosciuto mia moglie, ho due figlie nate a Milano: è speciale per me. E avere questa possibilità di allenare la squadra del cuore è bello e stressante perché non voglio deludere le aspettative e le persone che hanno creduto in me. E soprattutto i giocatori, che mi conoscevano da prima: probabilmente avevano dubbi dal punto di vista umano e tecnico, però ce l'abbiamo fatta insieme ed è un valore immenso. Vincere da allenatore è ancora più bello”.

SQUADRA - “Se era un gruppo finito e se ho preparato un discorso per il primo giorno? Ogni volta che ho preparato qualcosa è finita male perché mi sono dimenticato qualcosa o mi sono perso dei passaggi... Io vado a sensazione, se ho un'idea di quello che voglio trasmettere, inizio ad evolverla senza parlare troppo perché so quando l'allenatore racconta cose che si perdono. Io non ho mai avuto la sensazione che questo gruppo fosse finito, ho sempre apprezzato il percorso dell'anno scorso e il coraggio avuto di provare a essere competitivi e cercare di vincere tutto. Poi a volte ci riesci e a volte meno: io ho sempre detto che non diventi un'ossessione perché creano aspettative e poi delusioni”.