Il tecnico del Como ha parlato di fantacalcio e di una scelta in particolare nel campionato italiano
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Il tecnico del Como Cesc Fabregas, intervistato dal Corriere dello Sport, ha parlato della nuova stagione e anche del fantacalcio e di una scelta in particolare
COMO - Due anni e mezzo fa il Como era in B, oggi è salito fino alla Champions. Costato 400 mln? Non a me, non a me personalmente. Non so cosa significhi invidia in questo senso. Sì, il Como ha speso, però è vero che la crescita del club sta procedendo a una velocità che sinceramente non ha precedenti. Il Psg ha speso mille e mille di milioni e ha aspettato quindici anni prima di vincere la Champions, l’Arsenal sette per la Premier. Non guardo tanto alla spesa quanto alla valorizzazione della squadra e dei singoli. È altrettanto vero che non abbiamo salari enormi, il nostro monte stipendi è inferiore a quello di otto, nove squadre".
CONTATTI - "Quando prendo una decisione non la cambio. Non sono mai stato lontano da Como. Ero stato molto chiaro con il mio presidente. Per una questione di rispetto ascolto gli altri perché mi consente di spiegare le mie ragioni a chi mi dà valore, a chi mi cerca".
GIOCATORI - "Viviamo in un mondo in cui tutto gira velocissimo, nessuno aspetta nessuno. La nostra fortuna è che sappiamo molto bene chi siamo, cosa vogliamo, come lo vogliamo ottenere e con chi. Con dei ragazzi, con dei bambini. Quest’anno ancora di più perché sono andati via Sergi Roberto, che controllava un po’ lo spogliatoio, Alberto Moreno, Mergim (Vojvoda, nda), un ragazzo spettacolare, Diego Carlos. Stiamo parlando di quattro giocatori importanti che i più giovani rispettavano tantissimo. Adesso tocca ai ragazzi fare un passo avanti, prendendosi una responsabilità in più. Baturina, Nico Paz, Perrone, Da Cunha, Jacobo Ramon, Alex Valle... Pensa che il presidente dell’Udinese ha detto che Vojvoda è uno dei giocatori più forti della storia del club. E non ha ancora fatto una partita. È incredibile. Al Toro si sentiva emarginato, si dice così?».
NICO PAZ - Nico ha tutto. Fisico, qualità. Quando gli parlo cerco di capire quanta voglia ha di crescere, di arrivare al top. E lo faccio ogni giorno, ogni giorno, ogni giorno. Se mi rivolgo a lui e si gira dall’altra parte capisco che è il momento di lasciarlo andare. Nico è un giocatore con un coraggio straordinario, con una visione, un’ambizione assoluta. Ha ventun anni, ha iniziato praticamente due anni fa, ma sembra che giochi da dieci. Ha una bella famiglia, è educato, possiede la giusta mentalità e questo mi fa stare tranquillo. Come per tutti i giovani, lo devi spingere, saper portare e gestire. Per formare non solo il giocatore, ma anche la persona. Per creare un giocatore da Juventus, da Inter, da Real Madrid. Kakà era un po’ più esplosivo. Aveva quella conduzione che - come Iniesta - non era limitabile. Quando partiva non lo prendevi più. Nico è un po’ più fisico, più posizionale, più statico, però sa usare il corpo in una maniera diversa dagli altri. Ha in testa la porta, un grande ultimo passaggio, ha iniziato a capire il gioco molto meglio, le posizioni, è un talento".
LIBERALI - "Bello. Insomma, sono contento. Sono un difensore del calcio italiano perché ne sono parte e, anche se non sembra, ci credo tantissimo. A Como stiamo provando a diventare una grande scuola di calcio".
FANTACALCIO - "L’ho fatto quattro anni fa. In B, con i ragazzi. Com'è andato? Male, male. Chi prenderei al fantacalcio? Prendo sicuramente Lautaro Martinez. Per me è il giocatore più forte della Serie A. È un grande leader».
VINCERE - "È molto, molto difficile perché una cosa non arriva senza l’altra. Ovviamente se vinci lo scudetto con il Como sei nella storia come il Leicester di Ranieri, un’impresa indimenticabile, così come la nostra qualificazione in Champions. Non dico che sia uguale al Leicester, perché non lo è, però il modo in cui l’abbiamo fatto è stato speciale. Dov’erano due anni fa i giocatori che hanno fatto grande il Como? Quanti di voi li conoscevano? Butez, Smolčić, Kempf, Douvikas, Jesùs Rodriguez, Alex Villa. Perrone non giocava a Las Palmas, anche Da Cunha faceva panchina".
INTER - "L’Inter è la più forte d’Italia. Quando sono arrivato l’ho studiata tantissimo, sono andato spesso a San Siro. L’Inter è il picco".
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