EVOLUZIONE SUL MERCATO - "Secondo me, la squadra di per sé ha uno zoccolo duro, uno scheletro ben preciso di giocatori che sono qua da alcuni anni. Mi riferisco a Barella, Bastoni, Lautaro, cito tre nomi non a caso. Hanno creato questo zoccolo duro in cui entrano anche gli altri quando arrivano. Oggi è importante trasmettere la cultura della vittoria anche ai nuovi arrivati che forse non hanno esperienze così importanti".
BASTONI - "Tifosi possono dormire sonni tranquilli? Io penso di sì. Noi per principio non siamo dei venditori. Se un giocatore va via, è perché anche lui ha espresso la volontà di andare via. Devo dire che Bastoni assolutamente non ha espresso la volontà di andare via. È contento qui con noi, quindi noi non abbiamo la necessità di doverlo cedere. Penso che starà con noi ancora".
RINNOVO CHIVU - "Più che di ore è un atto formale, non è un aspetto prioritario rispetto al programma che ci attende. Ha un contratto, lo allungheremo perché è giusto allungarlo. Ha dimostrato di essere non solo all'altezza della situazione, ma di essere uno degli allenatori emergenti in ambito nazionale. È giusto che abbia una gratificazione da parte della società, nell'allungamento e anche nella rivisitazione dell'aspetto economico".
CHAMPIONS - "Un sogno perché ho rispetto degli avversari. Un obiettivo come manager e come colui il quale deve dare obiettivi e input alla squadra. Noi ripartiremo con la stessa volontà di questi anni: vogliamo tornare in finale per la terza volta, spero tanto che i giocatori mi regalino questo trofeo dopo 4 finali perse (due alla Juve, ndr). Spero tanto di poterla alzare prima della pensione. È stato comunque qualcosa di straordinario".
ADDIO ALLA JUVE - "La consapevolezza che la proprietà aveva voglia di dare un cambiamento alla struttura dei manager, ringiovanendola. Andrea Agnelli aveva acquisito esperienza e voleva un ruolo, in quel caso con stima reciproca le strade si sono divise. Ronaldo? Una leggenda metropolitana, non la condividevo al massimo, ma in modo spontaneo di confronto con presidente e società. Non era una cosa di litigiosità. È un grandissimo campione ma ritenevo fosse una operazione troppo grande per noi. Fa parte dei ruoli, il presidente ha fatto la sua scelta e io mi sono accodato. Chiaro che ricordo quel sabato, era un giorno di tristezza dopo 8 anni bellissimi. Poi io sono fortunato e coraggioso, ero sicuro si sarebbe aperto un portone. E nel giro di 24 ore è arrivata la chiamata di Zhang. Talmente in modo strano, non avevo il suo numero, pensavo fosse uno scherzo. Chiesi a Cairo, che aveva un rapporto con lui, se era il suo numero. L'ho poi richiamato e ci siamo visti il lunedì, qualche giorno dopo".
POST INTER - "Intanto vivo questo benissimo questo mio ruolo all'Inter e ringrazio Oaktree per la nomina di presidente. Ci stiamo togliendo belle soddisfazioni. Quando sarà chiuso questo capitolo, vorrei rimanere nello sport quasi per un debito di riconoscenza: ho ricevuto molto dagli altri. In un ruolo tecnico, visto che c'è bisogno di esperienza. Lo voglio soprattutto verso i giovani che vanno accompagnati".
ANCORA SU BASTONI - "Lo avrei fatto e lo farei sempre, Alessandro va giudicato dalle persone che lo conoscono. Chi non conosce, non può esprimere giudizi. Lo conosco bene: bravo calciatore e bravissimo ragazzo. Cosa ha commesso? Nulla di grave, un gesto che nel mondo del calcio ho rivisto esattamente 40 anni fa e lo rivedo oggi. L'enfasi mediatica oggi è incredibile, 40 anni fa non c'era. Un errore dettato dall'istinto più che dalla razionalità. Lui per primo lo ha capito, ma questo linciaggio morale che lo ha accompagnato... È un patrimonio dell'Inter e del calcio italiano. Degnamente indossa la maglia azzurra".
CHIVU RISCHIO CALCOLATO? - "Su Chivu tanti critici - e l'Italia è piena - hanno detto che saremmo stati fortunati in caso di buon esito. Quando abbiamo deciso di puntare su di lui, lo abbiamo fatto con grandissima consapevolezza e con quel coraggio, quel rischio che fa parte dell'essere dirigente. Assumersi la responsabilità. Ma davanti avevamo un'analisi di una persona con skills positive. Capitano dell'Ajax da giovanissimo, giocatore del Triplete dell'Inter, cultura del lavoro, senso di appartenenza, amore per l'Inter. Ha vinto con le giovanili, al Parma aveva fatto bene. Era il profilo giusto, la società lo ha supportato. Gli mancava l'esperienza, oggi è già molto più bravo. La proprietà si è fidata di noi e ha un rapporto di grande stima verso l'allenatore".
SITUAZIONE LUKAKU - "Dispiace vederlo così, l'abbiamo perso di vista. È nelle sue caratteristiche, nel suo carattere, anche a noi aveva promesso che tornava e non è più tornato. Fa parte dei limiti dell'essere umano: uno può decidere di sposarsi o non sposarsi con lui".
INZAGHI - "Lunedì fu sancita la risoluzione consensuale. Non potevamo intervenire prima, c'erano di mezzo tanti traguardi e generalmente è sempre meglio aspettare. A meno che lo stesso Inzaghi non fosse venuto a dirci che voleva andarsene, ma non era avvenuta. C'era l'alone di speranza che potesse rimanere. Lunedì, preso atto di ciò, abbiamo virato immediatamente su una scelta che si sta rivelando molto positiva".
CHAMPIONS - "Il Bodo è una realtà norvegese particolarissima, non esiste il campionato nazionale come sostanza. Si sono fermati, sono andati in Spagna, lo stadio e il campo sono al limite della praticabilità, è come giocare su questo pavimento. Abbiamo sbagliato quella gara. Quella di ritorno è figlia dell'andata. Merito anche a loro, hanno giocato una partita migliore. Poi forse il turno poteva essere alla nostra portata".
CONTE DA AVVERSARIO - "Lui ha il suo dna, ritrovarlo è il bello del calcio. Lui è completamente diverso da Spalletti, Conte, Inzaghi, Chivu. Lui fa della forte motivazione uno degli elementi più importanti. Lui mediaticamente non dico che è il più furbo ma è molto intuitivo, sa dosare bene le parole e sa alzare la voce nel momento giusto. Faticose le comunicazioni con lui ma perché sul lavoro è così, fuori poi è diverso".
RETROSCENA ALLEGRI - "Quando si valuta, è giusto sentire anche altre realtà. Non nascondo che ci siamo incontrati con lui quando prendemmo Inzaghi, ma aveva già speso più di una parola con la Juve dopo aver rifiutato il Real Madrid. A parte questo impegno, quella discussione è servita per capire che non ci conciliavamo come programmi. Lui li chiedeva più ambiziosi e non potevamo garantirli. Ma praticamente era già l'allenatore della Juve".
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