PALESTRA - "Sembra il calciatore che ti costruisci alla PlayStation, con '99' in accelerazione. Ha una falcata disarmante, sembra un leopardo. Non si aspettava di giocare titolare, ma a Napoli davanti a 70.000 persone ha mostrato una personalità fuori dal normale. Deve solo mettere dentro ancora un po' di comprensione del gioco".
FUTURO - "Nella mia scala dei valori la riconoscenza è fondamentale. Per tutto quello che Cagliari mi ha dato e mi ha visto crescere, faccio fatica a vedermi lontano da qui. Non andrei mai allo scontro con questa società, il mio futuro sarà a Cagliari per provare a fare un campionato ancora più importante".
GESTIONE RISORSE - "Il pezzo del puzzle più importante è la gestione delle risorse umane. Ho capito che con questa generazione la parola o costruisce un ponte o alza un muro. Devi centellinare le parole e capire gli stati d'animo. Essendo nati in un'era tecnologica, a volte per loro le immagini valgono più delle parole. Telefoni in spogliatoio? Il telefono ci deve stare. Vietarlo oggi può essere un ostacolo, è contro il mio pensiero di quando giocavo, ma bisogna mettersi al livello dei calciatori. Stanno al campo 5-6 ore, vanno in infermeria, in palestra... che fai, glielo vieti ovunque? È riduttivo pensare che togliere il telefono porti dei vantaggi".
FABREGAS - "C'è stata un'empatia forte e reciproca. È un ragazzo che merita ciò che ha ottenuto, quello che ha fatto con il Como è una delle pagine più belle del calcio recente".
BORRIELLO - "Marco aveva un'aura intorno che gli ha dato Madre Natura, ma la soffriva," ricorda Pisacane. "Era un professionista esemplare. Io ero il suo 'uccellino' (come Del Piero nella famosa pubblicità, ndr): quando aveva qualche problema o l'umore turbato, cercavo da amico di fargli vedere sempre la cosa giusta".
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