Sembrano non essere sufficienti, secondo Il Messaggero, i gol nel precampionato per l'attaccante della Lazio per meritarsi la conferma dal nuovo tecnico Rino Gattuso.

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Gattuso: "Dimarco? Stupidi a farci male da soli"

Tempismo imperfetto, l'exploit di Ratkov rischia di essere fuori tempo massimo. Sembrano non essere sufficienti, secondo Il Messaggero, i gol nel precampionato per l'attaccante della Lazio per meritarsi la conferma dal nuovo tecnico Rino Gattuso. Si legge infatti: "Per paradosso, proprio ora che inizia a pungere, il marcatore più prolifico del ritiro è più che mai in bilico. Pur se palesato in test poco probanti, il risveglio estivo è comunque un segnale incoraggiante, visto che un anno fa i terminali offensivi di Sarri chiusero le amichevoli a bocca asciutta, lasciando lo scettro di capocannonieri della preparazione a Pedro e Cancellieri. Archiviato l'errore con la Primavera, il centravanti serbo era già reduce da un pregevole gol in avvitamento (il 4-0) al Civita Castellana e due reti da rapace d'area piccola firmate sabato a colazione contro Nesta. Domenica si è ripetuto nelle Marche su cross di Przyborek, confermando la Lazio letale sul gong ed eguagliando in un weekend le rimonte di un'intera annata (2, con Cremonese e Pisa).

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Se non altro, la zampata è servita a rimandare i dubbi sulla bontà della strategia di difendere in avanti e giocare nella metà campo rivale pur con interpreti poco incisivi, senza interditori e con una retroguardia possente ma lenta e legnosa. Tuttavia, sollecitato sull'ex Salisburgo, Gattuso ha rivelato di fidarsi di Dia invocandone il ruolino di marcia con Baroni, per poi menzionare Ratkov solo quale pedina sfiduciata. «Lo scorso anno Petar ha giocato poco e deve recuperare a livello mentale, questa è la valutazione», è la replica piccata e quasi stizzita di Ascoli. Se non un cortese accompagnamento all'uscita, perlomeno una velata bocciatura, resa più nitida dall'ammissione di non transigere sull'approdo di una punta. Doppio tap-in da due passi a parte, il classe 2003 di Belgrado non era piaciuto all'allenatore neppure con l'Avellino, risultando il più statico del reparto avanzato e il meno feroce nelle prime pressioni ultra-offensive. «Petar, sei fermo!», o «Forza, movimento!», lo richiamava nei primi 45', poi gli affiancava Artistico".

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