ROMA - “È una città storica, unica, mi piace tanto. Avere la possibilità di vivere qui e giocare per la Lazio è stato meraviglioso, mi resterà nel cuore. Qui c'è una passione incredibile, mi ha dato tanta voglia di continuare e di dare il massimo. Peccato che non ho avuto la possibilità di fare qualcosa in più, ma me ne vado contento perché ho dato tutto. I primi mesi a Roma sono stati molto difficili: non potevamo uscire, dovevamo fare i tamponi per il Covid. Poi è arrivata la Lazio con Sarri, con cui ho lavorato al Chelsea. Per me è stata un’opportunità. Sono davvero felice di aver trovato questa squadra e di essere rimasto a Roma, che è storica e piace a tutti. La Lazio è arrivata nel momento giusto, mi sono sentito subito meglio, mi sono adattato più facilmente anche con i tifosi. La canzone della Carrà? Mi rimarrà per sempre, è speciale, l’ho ballata tante volte sotto la Curva con i tifosi che hanno supportato me e i miei compagni. Lì è dove si vede la famiglia, la passione che ti trasmettono qui. La cosa migliore della Lazio sono i suoi tifosi, ci sono sempre al fianco della squadra soprattutto nei momenti più difficili. Aspetto che in un futuro si possa trovare una soluzione, ora è un momento complicato e difficile da gestire mentalmente. Auguro alla società e ai tifosi di poter tornare a stare tutti insieme un giorno, solo così siamo più forti”.
LAZIO - “I tifosi mi hanno dato tanta stima e io ho fatto sempre il mio lavoro. Magari perché ho iniziato bene qui, con i compagni, oppure per la persona che sono. Per me è stato strano, non so davvero come ringraziarli per tutto il supporto che mi hanno dato allo stadio e non solo. Ringrazio tutti. La Lazio è una squadra che porterò sempre nel mio cuore. Tante volte verrò allo stadio, in Curva o in Tribuna. E sono sicuro che presto arriverà anche un trofeo, se lo meritano. Il momento più significativo è il primo derby. Sapete quello che ho vissuto là (alla Roma, ndr.): mi hanno lasciato fuori, è stato molto complicato per me. Volevo fare una bella partita per tutti, per la gente e per me stesso. Ho segnato, abbiamo vinto e festeggiato. Era una cosa personale che mi serviva, è stato il momento più significativo che ho vissuto qui, anche se ce ne sono stati tanti altri. Ricordo per esempio a Bergamo la qualificazione per la finale di Coppa Italia, l’anno in cui siamo arrivati secondi in classifica e siamo entrati in Champions League. Ma ci sono stati anche periodi più duri come contro il Bodo/Glimt in Europa League, dove abbiamo perso la possibilità di andare in finale, o proprio la finale contro l’Inter. Speravamo di vincere per dare una gioia ai tifosi dopo un anno difficile. In cinque anni abbiano vinto tante partite e vissuto tanti momenti, è difficile scegliere. A livello personale però confermo il primo derby. Ci sono tante cose che mi mancheranno: la routine che abbiamo di arrivare a Formello, aspettare i tifosi fuori, allenarsi, andare in ritiro o in trasferta, stare tutti insieme, riscaldarsi prima della partita, ballare sotto la Curva dopo una vittoria... Ma arriva un momento in cui bisogna resettare e accettare che sta finendo, anche se non è facile comunque. Il calcio è una cosa che ho sempre fatto sin da bambino, ho avuto la fortuna di giocare per tanti anni e di vivere questo bel sogno. Bisogna prenderne atto. Sono molto contento, ho fatto una bellissima carriera e ho dato tutto. Ora devo riposare, staccare, poi continuerò a stare nel mondo del calcio”.
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