GATTUSO E IL SILENZIO STAMPA

GATTUSO - "La sera di Verona-Napoli? Ad un certo punto, viste alcune partite dove il mister non si sentiva nella forma perfetta, e visto che tutti gli interlocutori televisivi erano degli ex calciatori che conosceva, ho evitato che si potesse speculare. Qualunque speculazione ricadeva su tifosi, società, su psicologia di calciatori e spogliatoio. Per cui ho detto bene: è meglio che mettiamo il silenzio stampa. Così creiamo una continuità di percorso. Visto che è mia intenzione andare fino alla fine. Convocai infatti una riunione al Britannique a Napoli dove c'era Lombardo, c'era il nostro medico sociale Canonico, c'era il nostro Chiavelli e tutta la squadra. Non ho mai voluto esonerare Gattuso, l'ho visto dolente e con gli occhiali o non presente. Ad un certo punto mi son dovuto preoccupare. Ho chiamato immediatamente Spalletti e gli ho chiesto la sua disponibilità e mi ha dato la sua disponibilità. Se sarà necessario ti richiamerò, questo è successo. Quella sera al Britannique, cos'ho fatto, ho detto: signori, vi potrei pagare in maniera ritardata, invece vi sto pagando anche con una settimana di anticipo lo stipendio di gennaio. Però sappiate che l'allenatore rimane, va rispettato, va seguito e non voglio sentire storie. Adesso vi potete alzare e ve ne potete andare. Feci restare Rino Gattuso e parlai con lui".

ADDIO GATTUSO - "Prima della partita col Verona, a Nicola Lombardo ho mandato e preparato un saluto e ringraziamento. E un augurio a Gattuso presso il club per cui sarebbe andato a lavorare. Tant'è vero che due giorni dopo, scrissi due righe a Barone per dargli l'ok con la Fiorentina. Dopo il pari, non potevamo più mandare quel messaggio. E facemmo un comunicato più breve. Anche in quel caso, in televisione si lamentarono del tweet. A parte il fatto che ognuno misura la propria educazione in base alla propria esperienza. Sarei potuto essere molto inquieto e arrabbiato. Gattuso l'avevo preso per tamponare l'uscita di scena di Carlo Ancelotti. Anche se avesse vinto il campionato, la sua mission si sarebbe conclusa".

MENDES - "Scrissi due righe, i legali le fecero diventare 25 righe. Anche se Mendes è un amico, e stavamo parlando del rinnovo. Mi è stato rimproverato anche di contattare Spalletti quando Gattuso non stava bene. Ma non era nelle condizioni di poter allenare! Lui poi è diventato assolutamente capace di allenare e di essere presente. Purtroppo, abbiamo perso delle partite che non avremmo dovuto perdere. E' stata una collaborazione che io dovevo fermare, anche se fosse arrivato in Champions League".

SILENZIO STAMPA - "Silenzio stampa dopo Napoli-Verona? E' chiaro che il tifoso ha sempre ragione perché è tifoso, non ha interesse alla salvaguardia dei conti economici. Io lo capisco, è una valvola di sfogo. Il silenzio stampa è stato secondo me una panacea, perché i signori dei media hanno intervistatori ex calciatori e allenatori. Che nei confronti di un allenatore che è stato calciatore, c'è un ping pong che può far cadere in qualche trappolone anche l'allenatore involontariamente. Perché l'ex calciatore intervistatore ha tutto l'interesse di fare lo scouppettaro. Prende il gettone di presenza per cercare di dare un qualcosa di friccicante. Per evitare tutto ciò, in un momento particolare, e rovinare il rapporto società-allenatore, uno mette il silenzio stampa. L'ho fatto dopo aver sentito cose inappropriate. L'ultima partita? Ormai eravamo in silenzio da mesi. In quel momento difendo l'allenatore. In quel momento l'avreste massacrato. La cosa bella era vincere, andare in Champions, dire quello che avevo scritto leggendolo davanti a tutti. Lo ringraziavo pubblicamente. Ma si era vinto. Perché dovevo metterlo sul banco delle domande quasi fosse un imputato? Ho visto gli allenamenti e lui era altamente allenante e concentrato, era dedicato al suo lavoro. Usciva per ultimo da Castel Volturno la sera".

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