Passato, presente e futuro. Marko Arnautovic si racconta in un'intervista a Sportweek in cui ripercorre la sua carriera.
RIMPIANTI - "Rimpiango la disciplina che non ho avuto. A darmela ci hanno provato tutti. Ho sbagliato sempre io".
INTER - "Dal Twente sarei potuto andare al Chelsea, dove avrei firmato per cinque anni, ma ero infortunato. Poi è arrivata la Lazio, eravamo praticamente d’accordo quando mi ha chiamato Mourinho per portarmi all’Inter. Lì c’era Ibra e io volevo giocare con lui. Non sapevo che stava per essere ceduto al Barcellona".
MOURINHO - "Mi ha aiutato tanto, ma per sei mesi anche a lui ripetevo: tu non puoi darmi ordini, non sei mio padre".
IBRA - "È stato un paragone impossibile. Mi ha fatto felice all’inizio, ma, ragazzi, Ibra è Ibra. Io non sono al suo livello. Mi tolgo il cappello davanti alla sua carriera. Per me è un amico, un fratello, perché anche la sua vita all’inizio non è stata facile".
BALOTELLI - "Ha detto che sono il più folle? È il contrario. Facevamo scherzi e dispetti ai compagni tutti i giorni. Come i bambini, veramente. Lui di più. Sfrecciava in via Montenapoleone col macchinone per farsi vedere. Lui davanti, io dietro. E i ragazzi e le ragazze, quando lo vedevano per strada: “Uuuuuhhh, Mario, Mario!” (emette una specie di ruggito). Anche lui pensava di essere il più forte di tutti. Pure lui è cambiato. Ci sentiamo spesso".
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