DYBALA - "Non ho nascosto Paulo, ho nascosto la situazione di Paulo negli ultimi 2-3 giorni. Paulo è stato gravemente infortunato, era successo con un ragazzo dell'Atalanta, ovviamente quando vedi Paulo giocare oggi capisci che con Paulo negli ultimi due mesi i nostri risultati sarebbero stati diversi. Sono modi diversi di reagire, io di solito piango quando vinco, quando perdo no. Sono modi diversi di reagire, i ragazzi sono morti fisicamente perché hanno dato tutto, hanno giocato tantissime partite, oggi si è giocato 150 minuti, nel primo tempo 7 minuti di recupero però va bene. Sono reminiscenze della Coppa del Mondo, ma è fantastico vedere come Paulo e i ragazzi siano tristi, significa che dentro si sente. Dico sempre che il giorno che non sento la sconfitta vado a casa e la sconfitta di oggi mi fa soffrire come mai. Il prossimo anno continua la festa. Se ci sarà Dybala? Non lo so, va chiesto a lui. Vincolato a me? È un giocatore della Roma, non di Mourinho".
PROPRIETÀ - "Onestamente dico che ci sono più possibilità che mi vedi dopo lunedì, magari pensi di no. Io lunedì vado via, ma le mie cose restano a Trigoria. Io ho lasciato la casa, ma ho tutte le mie cose a Trigoria. Lunedì vado in vacanza e le mie cose restano lì. Penso che sia il momento di parlare con la proprietà, o per la proprietà parlare con me. Penso che sia il momento".
ORGOGLIO - "Ho detto ai giocatori che parlo con loro sempre in modo onesto. Non vado a casa meno orgoglioso rispetto alle altre volte in cui ho vinto 5 coppe europee. Eravamo stanchi morti, è stato una gara durissima da giocare, il recupero è stato pazzesco. L’influenza degli arbitri è una cosa alla quale siamo abituati, non me l’aspettavo in una finale europa. Basta guardare l’episodio di Lamela, che è lo stesso che ha tirato il rigore. Siamo arrivati cintre gialli al primo tempo ed eravamo la squadra che avevamo giocato meglio".
DOMENICA - "Ho voglia di giocare domenica, purtroppo non potrò andare allo stadio. Sembra che sono un criminale nel calcio italiano".
RESTARE - "Ci sono i presupposti per restare? Per restare fino a lunedì".
PARTITA - "Abbiamo parlato in qualche conferenza stampa in queste ultime settimane, ho detto o coppa o morti, siamo morti. Fisicamente, mentalmente partita durissima, partita di un livello altissimo di competitività, di intensità, di dubbi del risultato. Partita in cui si sente la pressione contro una squadra che ha più talento di noi, più soluzioni di noi, che ci somiglia in determinati aspetti. Dopo... uff... devo equilibrarmi, ma devo difendere i miei ragazzi e devo dire che siamo abituati a questo però in una finale europea, prendere un arbitraggio così è veramente, veramente dura. È veramente dura. Se parliamo adesso di situazioni arbitrali, non è una, né due, né tre, sono tante. E al di là delle grandi decisioni, perché le grandi decisioni sono una cosa, ma noi che siamo del calcio e che lavoriamo nel calcio e che abbiamo giocato male a calcio, nel mio caso, alla mia destra c'è un amico portoghese che ha giocato bene a calcio e noi che abbiamo giocato capiamo subito quello che abbiamo dentro. Per non parlare delle grandi cose parliamo delle piccole: Pellegrini è caduto in area, giallo, Ocampos ha fatto un casino in area, l'arbitro voleva dare rigore, il VAR non ha voluto, Lamela doveva avere il secondo giallo, ma non parliamo delle grandi decisioni. Puoi perdere partite, ma non puoi perdere la dignità. I ragazzi e io abbiamo perso una partita, ma non abbiamo perso la dignità, anzi. Ho vinto cinque finali e non sono andato a casa più orgoglioso di oggi. Più felice ovviamente sì, ma più orgoglioso no. I ragazzi hanno fatto tutto, abbiamo lavorato tanto, abbiamo anche lavorato tanto sui rigori, e dopo li abbiamo sbagliati tutti, perché chi tira non tira da solo, tiriamo tutti insieme. Ne abbiamo sbagliati due, al VAR hanno avuto paura che succedesse qualcosa e hanno voluto far finire la cosa presto. Complimenti al Siviglia, che ha vinto. Complimenti ai miei, penso che i ragazzi debbano tornare a casa con la tranquillità e l'orgoglio di aver fatto quello che hanno fatto per me, nello stesso modo in cui parlo ai miei ragazzi di Madrid, di Siviglia, di Tirana, di Stoccolma, di Gelsenkirchen. Questi sono i miei ragazzi di Budapest e lo dico con orgoglio".
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