Prima intervista da allenatore della Lazio per Maurizio Sarri, che si è presentato parlando a Sportitalia di diversi argomenti anche del passato. Queste tutte le sue parole dopo quelle di accusa alla Juventus, riportate da Tmw: "332 giorni che non parlo? Niente di particolare, ho fatto quello che non ho fatto per tanti anni. Sono stato con la famiglia, ho letto tantissimo, ho visto tante partite e poi ho fatto una delle cose che mi piace di più, viste tante corse ciclistiche. Io vengo da una famiglia di ciclisti, mio nonno lo faceva e mio padre è stato corridore professionista. È una passione di famiglia".
ANNO SABBATICO - "Perché mi serve troppo tempo? Un po' per questo, ma anche perché quest'anno non c'erano le condizioni. Nel calcio dopo la pandemia era difficile rientrare con la voglia e le qualità giuste. Non mi ha pesato stare fuori, ora che si ricomincia a vedere un po' di spettatori la voglia torna a prendere il sopravvento".
NAPOLI - "La chiamata di De Laurentiis a gennaio? Non avevo la certezza di poter essere molto utile in corsa, non c'erano tanti presupposti. Poi tutte le società che mi hanno cercato ho detto la stessa cosa, che la mia decisione era questa ma ero a disposizione per parlarne a luglio. Sarei stato a disposizione per luglio per il Napoli, a gennaio non era una trattativa vera e propria, ma un'informazione sulla disponibilità".
RONALDO - "La gestione di Ronaldo non è semplice, è una multinazionale che ha degli interessi personali da abbinare a quelli della squadra. È una situazione sicuramente difficile da gestire. Sinceramente io mi ritengo più bravo a fare l'allenatore e non il gestore, è una cosa che non mi piace, mi annoia e mi diverto di più in campo. È una gestione difficile, ci sono poi tanti aspetti positivi perché a fine anno Ronaldo porta risultati importanti. È chiaro che rappresenta qualcosa che può andare oltre a società e squadra, con tanti follower è chiaro che va oltre la normalità. È il prodotto della nostra società, negli ultimi anni sento parlare tanto di singoli e poco di squadre, che poi sono quelle che vanno in campo. E il valore della squadra non è la somma del valore dei singoli. Se lo terrei? Dipende dalle esigenze della società, se deve risparmiare sul monte ingaggi devono fare un tipo di scelta. Secondo me meglio rinunciare a un giocatore che 5-6 con lo stesso risparmio. Se non c'è questa esigenza, con Ronaldo va fatta una squadra adatta a lui".
JORGINHO - "Se vincesse anche l'Europeo diventa papabile per il Pallone d'Oro, è un giocatore raffinato, quindi probabilmente non capibile da tutti. Devi mettergli gli occhi addosso e guardare solo lui in partita. È tanto bravo e intelligente che fa sembrare tutto facile, raramente ti rimane negli occhi qualcosa di spettacolare. Questa è la sua grandezza".
DYBALA - "Io penso che non sia difficile recuperarlo, è un fuoriclasse. È vero che mi ha detto che vorrebbe essere allenato ancora da me? Sì, vero. Ma viene da un anno strano, ha avuto tanti infortuni, non ha avuto mai la possibilità di andare al cento per cento. Però quando un giocatore ha le sue qualità diventa semplice recuperarlo. La Juve o ci punta o lo cede".
DE ZERBI - "Nuovo Sarri? Mi piace molto De Zerbi, sono esterefatto che a quell'età sia costretto o scelga un'esperienza all'estero, che non ci sia una squadra pronta a puntarci. Lì può spiccare il volo per l'Europa, mi dispiace non vederlo in Serie A, ci sono altri giovani bravi come Italiano. De Zerbi aveva per me dimostrato abbastanza per essere messo sotto contratto da una grande".
MOURINHO - "Sarri contro Mourinho? È roba giornalistica. Alla fine giocherà Roma contro Lazio, non potrò segnare io o Mourinho salvare un gol. Contano le squadre, più dei giocatori e degli allenatori: sarebbe importante fare un grande lavoro, tornare a divertirsi e vedere la squadra fare un calcio che ti piace. Io penso che quando un allenatore si diverte lo trasmette e dopo un po' si divertono i giocatori. Quando si divertono allenatore e giocatori, dopo un po' si diverte anche il pubblico. Per me dire che si vince giocando male è un luogo comune".
NAPOLI - "Divertito di più al Chelsea o alla Juve? Mi sono divertito di più al Napoli. E gli ultimi mesi al Chelsea. Lo Scudetto perso in albergo? Sì, ma tutti quelli che fanno sport sanno a cosa mi riferivo. Poi ci si può costruire sopra qualsiasi sfottò, la realtà è che la squadra ha visto uno spiraglio aperto. Chi ha vissuto quella notte sa a cosa mi riferivo, quando sono salito in camera ho visto giocatori piangere per le scale: c'è stato un contraccolpo feroce, come se fosse finito un sogno dopo quegli episodi discutibili".
HIGUAIN, CALLEJON E INSIGNE - "Higuain può diventare un fenomeno quando si accende, anche se non è facile farlo accendere. Su Callejon puoi fare grandissimo affidamento, è determinante per gli equilibri di squadra. Se parlo di Lorenzo mi scappa da ridere: è da anni il miglior giocatore italiano. Non so come mai ma se sbaglia cinque minuti se ne parla tantissimo. Ho visto il gol al Belgio, se lo fa un altro se ne parla al TG per un mese di fila. Sono tre ragazzi a cui sono fortemente affezionato".
MERTENS - "Lui centravanti una genialata? Anche una botta di culo. A Bergamo eravamo rimasti in dieci, loro attaccavano e c'erano spazi per ripartire. Noi si è tolto Higuain e messo Mertens da attaccante: in un quarto d'ora ha preso due rigori e fatto il diavolo a quattro. Quindi l'anno in cui si è perso Higuain e avevamo difficoltà a giocare il nostro calcio con altre situazioni, s'infortunia Milik e si torna a quel tentativo. Mi ricordo la discussione con Dries, se secondo lui se la sentiva di giocare in quel ruolo. Gli dissi che avrebbe fatto 18-20 gol. Ne ha fatti 28".
ROMA - "Quanto sono stato vicino alla Roma? Non lo so, non ci ho mai parlato direttamente. Secondo i miei agenti abbastanza vicini, però non lo so".
LAZIO - "Nella rosa della Lazio non ci sono esterni alti, qualcosa bisogna cambiare. Io sono visto un integralista, ho giocato per anni col 4-2-3-1, poi col 4-3-1-2, negli ultimi anni il 4-3-3 e mi dicono sempre che sono un integralista. L'unica cosa che mi sono reso conto di non poter fare è la difesa a tre. L'idea di fondo sarebbe il 4-3-3, se poi il mercato porta soluzioni diverse vediamo. Lazzari? Mi fate parlare troppo di Lazio e mi dispiace, le prime parole da laziale le farei in presentazione. Quando uno ha una gamba come lui penso si possa adattare a tutto".
ALLENATORE - "Io penso che noi senza rendercene conto cambiamo continuamente. È impensabile essere l'allenatore o la persona di Empoli. Penso che sia naturale. Io ho delle esigenze quando alleno, voglio una società che mi faccia fare l'allenatore da campo. Se mi mettono a fare qualcosa di diverso mi intristisco e vado in frustrazione, non è qualcosa per cui mi sono dedicato a questo lavoro. Con chi ce l'ho? Con nessuno, sto parlando di caratteristiche mie, che possono essere anche un limite. Sono portato ad avere ambienti in cui mi esalto e altri in cui non mi diverto e vado in difficoltà. Bisogna andare in campo e i successi del passato non sono garanzia di bel gioco o successi futuri. Io voglio avere una squadra che abbia come scopo lavorare duramente in settimana per divertirsi la domenica. Io penso che una squadra che si diverte renda più facile vincere. Quando mi dicono che giocando male è più facile non lo capisco. Per quanto allenerò? Non lo so. Ora voglio un'esperienza gratificante a livello professionale".
ANCORA RONALDO - "L'operazione Ronaldo di successo o no? Questa è una domanda che a un allenatore non interessa. Io voglio che la società mi dia un obiettivo, poi quello che può spendere spenderà. La Juventus ha una forza economica non indifferente, ma questa storia che deve vincere la Champions per forza è falsa. È una grande società, ha sempre fatto ottime squadre, può anche vincere la Champions ma a livello di fatturato è decima in Europa. Ci sono nove squadre che, tra virgolettate perché il fatturato non ti dà il successo, potenzialmente potrebbero avere più possibilità della Juventus di vincere".
FIORENTINA E CHELSEA - "Mi ha cercato la Fiorentina? Prima di Prandelli, non dopo. Ho risposto sempre la disponibilità per giugno. Al Chelsea ho fatto un errore clamoroso, quello di voler tornare in Italia a tutti i costi. Marina mi ha fatto un ostruzionismo per lasciare il Chelsea, avevo questa voglia di tornare in Italia. Il Chelsea è una grandissima società, negli anni dopo ha preso tanti giovani adatti a me. Ho vissuto un anno particolare, nel quale Abramovich non poteva entrare in Inghilterra e avevamo un proprietario non presente sul territorio. Una situazione abbastanza difficile, tutto in mano a Marina e aveva mille problemi da risolvere, l'aspetto calcistico era in mano a noi dello staff, non avendo il potere economico a disposizione. Poi sono arrivati Werner, Havertz, Mount, Ziyech: tutti adatti a me e al mio modo di giocare".
GIROUD - "È un grandissimo professionista, uno di quelli che nel momento del bisogno c'è sempre. Prima della finale di Europa League, Zola mi chiese che idee avessi: io gli risposi che l'indomani avrebbero giocato di sicuro Giroud e Pedro, gli altri nove li avrebbe scelti lui. Sono due che non hanno mai fallito una finale".
PEDRO - "Non ha potuto giocare partite decisive. È un giocatore che non sbaglia mai la partita importante, io per questo tipo di giocatori piccoli, rapidi e tecnici ho un debole. È un altro di quei giocatori sottovalutati, ha vinto tutto".
KANTE-JORGINHO - "Secondo me Jorginho è più adatto a tre che a due, poi è intelligentissimo e si adatta a tutto. Kantè è mostruoso, ad altissima velocità fa 3,5 km mentre la media è 2,2. Ti recupera mille palloni, può giocare a due o a tre. Si sta parlando di giocatori di livello non indifferente, ma penso che in questo momento storico non possano venire in Italia".
NAZIONALE - "Non ho visto tante partite dell'Europeo, quelle dell'Italia quasi tutte. Mi sembra che siamo palesemente la squadra che gioca il miglior calcio. Dalle scelte che erano state fatte mi aspettavo una squadra brillante e tecnica, penso che Mancini sia stato bravo in quello: aveva in mente un tipo di calcio ed è stato bravo a scegliere i giocatori giusti".
SPALLETTI - "Se mi ha chiesto consigli? Sinceramente nell'ultimo periodo non l'ho sentito. Ha l'esperienza giusta per gestire qualsiasi tipo di squadra in qualsiasi situazione. In bocca al lupo, a Napoli è dura. De Laurentiis? Non è un presidente semplice, ma i risultati li porta".
LOTITO - "Diverso da ADL? Per quello che l'ho conosciuto sì, ma le esperienze pre-campionato sono tutte belle e facili, mi auguro che la mia sensazione sia quella giusta".
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