NAPOLI - "Lì ho vinto lo scudetto, è stato incredibile. L'anno dopo è stato tosto, poi hanno vinto di nuovo, sono forti. Ora sono lì in alto anche se in difficoltà per gli infortuni. Lì ero tra i più giovani, Rrahmani e gli altri mi aiutavano. Ora tocca a me farlo, con Otoa, Marcandalli, Zatterstrom, hanno potenziale, mi piace parlargli, in campo e fuori, nel calcio un giorno sei un eroe, un altro ti odiano, devi avere calma, equilibrio".
CENTRALE A TRE - "Ho giocato di più a 4 ma anche a 3, in Francia, in Germania. Lì però si gioca a campo aperto, qui più di squadra, mi trovo meglio. Il mister chiede a tutti di giocare molto con il pallone tra i piedi, siamo professionisti, dovrebbe essere normale saperlo fare. La differenza la fa la mentalità, avere la fiducia di poterlo fare. A inizio stagione ci fidavamo meno di noi stessi, eravamo più spaventati. Ora tutti chiedono la palla. Per salire in classifica non puoi giocare solo con palle lunghe e duelli, devi saper controllare la partita. Con la Lazio, che è forte, lo abbiamo fatto a lungo".
GOL - "Ho sempre avuto molte occasioni per segnare mane sprecavo parecchie. Ora finalmente concretizzo di più. La cosa più importante è il mio legame con Aaron Martin: calcia benissimo. Posso migliorare, sui corner non ho ancora fatto gol. Se sei in fiducia senti di poter segnare in ogni gara. Devi essere al posto giusto al momento giusto. Ma senza Martin non segnerei così tanto: spero che resti qui molti anni (ride). 10 gol? Quanto manca? 15 gare? Vanno bene pure altri 3-4 gol ma se arrivo a 10 sono più felice. Già così è il mio record ma non mi fermo, vorrei segnare pure sabato".
MARTIN - "Se sogno i suoi cross? Sì, davvero, mi succede (ride). Noi parliamo molto in settimana e prima della partita, sul come farmi arrivare la palla. A volte provi in allenamento e scopri un qualcosa che funziona. A noi è successo ma è un segreto che deve restare tra me e lui. Ci guardi in campo e sembra tutto facile, perché mi trovo spesso solo, riesco a sfuggire dalla marcatura, ma noi sappiamo il perché, è una questione di connessione".
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