SERIE B – "Giocavamo con un 5-4-1 con una difesa molto bassa e tanti contropiedi. Non potevo cambiare tutto a metà stagione. Perciò preferii modificare la fase difensiva più che quella offensiva. Siamo passati da una difesa a cinque a una a quattro, a zona, meno marcatura a uomo e un po' più alti. Poi sono arrivati Goldaniga e Strefezza che ci diedero più stabilità e soluzioni e siamo passati a un 4-2-2-2. Avrei voluto giocare con gli esterni, ma non ne avevo in rosa. Lì trovai un sistema che mi piacque molto e che ci fece crescere e vincere".
GIOVANI – "Il mio assistente Dani Guindos li conosceva bene, li aveva allenati a Madrid. Io nei miei incontri la prima volta non parlo mai di calcio, ma solo di vita personale. Voglio capire la loro mentalità, spiegare loro chi siamo, come lavoriamo. Prima si definiscono alcuni aspetti chiari sulla cultura della squadra e del club e solo dopo si inizia a parlare di calcio. Io credo ciecamente nei miei giocatori e non capisco quei club che ingaggiano un calciatore senza che l'allenatore lo conosca. Li tratto come se fossero miei figli".
BUTEZ – "Cercavamo un profilo abile con i piedi. I suoi dati erano buoni, ma non eccezionali. Invece è stato una sorpresa incredibile. Ha capito in fretta il nostro modo di giocare, se gli proponiamo quattro soluzioni lui trova sempre anche la quinta migliore di quelle che gli abbiamo proposto. È stato un acquisto fantastico".
CALCIO ITALIANO – "Molte squadre pensano a come batterti difendendo, non attaccando. Significa che se vuoi vincere devi essere pronto a scardinare difese che possono farti soffrire. Quando guardi le squadre di Premier League, vedi una struttura. Vedi cosa cercano di fare. Vedi lo stile che vogliono imporre. Qui, molte volte, è impossibile. È impossibile capire cosa sta succedendo. Ecco perché bisogna prestare molta attenzione ai dettagli".
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