Prende la parola capitan Giovanni Di Lorenzo in casa Napoli. Ecco i passaggi principali dell’intervista esclusiva al Corriere dello Sport: “Ci siamo divertiti, abbiamo divertito, è stato bello. E se chiudi con un vantaggio del genere, vuol dire che non c’è mai stata un’ombra. Lo abbiamo meritato. Scudetto? Io quasi non ci credo, però è successo e mi sono goduto tutto. Ogni tanto mi fermo a pensarci, mi accorgo che non mi sfugge nulla del mio passato. Successi inaspettati, entrambi, dentro manifestazioni diverse, una breve e una lunghissima, estenuante. Ma Italia e Napoli sono stati in grado di imporsi contro chiunque”.

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DATE DELLA VITA - “Facciamo due, per cortesia: 11 luglio 2021, finale a Wembley con l’Inghilterra; 4 maggio 2023, Udine, la matematica certezza di aver conquistato il campionato”.

CAPITANO - “La fascia che è appartenuta a Diego è sul mio braccio. Rappresento compagni semplicemente favolosi e ne sono fiero: di più non potrei chiedere”.

SPALLETTI - “Con il quale ho un rapporto di straordinaria umanità. Mi chiama, mi parla e mi dice che l’ha già fatto con il nucleo storico della squadra. Ci incontriamo, ribadisce il concetto e poi osserva e ascolta: furono tutti d’accordo, una condivisione di massa. E qui ci sono calciatori che sono arrivati ben prima di me. Ho scoperto la profondità dell’orgoglio”.

ADDII ILLUSTRI PRE SCUDETTO - “E quindi, capirà bene. Fase di transizione, direi persino epocale. Suggellata dallo scudetto. Significa che la società, quindi De Laurentiis, e il management, l’area tecnica, avevano individuato gli eredi giusti, i Kim, i Kvara, i Raspadori, i Simeone, che sommati a quelli che c’erano hanno costruito quel capolavoro”.

NUOVA STAGIONE - “Ovviamente tutto si azzera, ma sappiamo che chi ha lo scudetto al petto viene considerato la squadra favorita. E forse è giusto così. Il mercato è aperto, le altre si rinforzeranno, i giochini dei pronostici non mi appassionano e non li faccio, ma noi siamo quelli di due mesi fa: abbiamo fame, sapremo resettare ciò ch’è stato e calarci nella nuova dimensione. Abbiamo festeggiato il giusto e però adesso si ricomincia”.

CAMPIONATO O CHAMPIONS - “E perché non tutti e due? La nostra garanzia è la mentalità, un patrimonio che ci portiamo appresso e che ingigantisce la qualità del gruppo. E allora, confermo: tutti e due. Ce le andremo a giocare, poi si vedrà. E poi, gli effetti di questo trionfo sono qua: Dimaro e Castel di Sangro prese d’assedio; l’allegria dei nostri tifosi che ci coprono del loro amore. Una cosa posso garantirla: di vincere nessuno si è mai stancato, men che meno noi”.

CALCIATORI DA EVITARE - “Visto che Kvara e Osi stanno con noi, non ho particolari preoccupazioni. Ci sono tanti giocatori che vanno ritenuti pericolosi, alcuni anche molto, ma non si può avere la pretesa di fermarli tutti. Ma nel Napoli c’è una varietà di punte - da Raspadori a Simeone, da Lozano, Politano e Zerbin - che aggiunti a Osi e Kvara fanno di noi una signora squadra”.

DIFETTI - “Non fatemi passare per quel che non sono. Ho i miei limiti e li tengo per me. E però sono comunque uno tutto campo e famiglia: quando non gioco, e qui si sta sempre a giocare, non chiedo altro che stare con moglie e figlie”.

NAPOLI - “Ho cinque anni di contratto più uno con il Napoli, mica posso ritenermi completamente appagato. C’è sempre un sogno da realizzare e restare a questi livelli, tra le grandi in Italia e in Europa, rientra nelle mie, nelle nostre ambizioni. E migliorarsi ulteriormente è un desiderio da assecondare”.

GARCIA - “Ma per la vecchiaia c’è tempo e il ruolo si è evoluto. Sono entrato in una parte inedita, con l’aiuto di Spalletti al quale devo tanto, perché mi ha aperto un mondo, ha fatto di me altro. Ho sempre avuto un gran rapporto con i tecnici ed è così pure con Garcia, con il quale l’intesa è scattata immediata”.

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