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sosfanta news Bonny: “Ero della Juve, ecco perché è saltata! Sull’esultanza, quella ferita da 30 punti e il soprannome…”

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Bonny: “Ero della Juve, ecco perché è saltata! Sull’esultanza, quella ferita da 30 punti e il soprannome…”

Bonny: “Ero della Juve, ecco perché è saltata! Sull’esultanza, quella ferita da 30 punti e il soprannome…” - immagine 1
L’attaccante dell’Inter, Ange-Yoan Bonny, ha rilasciato una intervista a L’Equipe, nel corso della quale ha parlato anche di alcuni retroscena meno conosciuti del suo passato. JUVE – “La serata che vorrei rivivere,...
Daniele Najjar

L'attaccante dell'Inter, Ange-Yoan Bonny, ha rilasciato una intervista a L'Equipe, nel corso della quale ha parlato anche di alcuni retroscena meno conosciuti del suo passato.

JUVE - "La serata che vorrei rivivere, paradossalmente, è la più triste. Avevo 17 anni e stavo per lasciare Châteauroux per la Juve. Durante le visite mediche i dottori hanno scoperto un problema: secondo loro non andava bene… In sostanza mi hanno detto che giocare a calcio sarebbe stato complicato. Passi dal trasferirti alla Juventus a ritrovarti con niente: è un duro colpo per un ragazzo pieno di sogni. Tornato a casa, sono andato direttamente al parcheggio. I miei amici stavano male quanto me, come se fosse successo a loro. Ho capito su chi potevo contare. Non lo dimenticherò mai. Ecco perché gli amici sono importanti… e anche i parcheggi! Quando ho firmato per l’Inter (lo scorso luglio), è lì che l’ho annunciato a tutti".


ANGELO - "In Italia sono Angelo, più raro che mi chiamino Yoan. Pecchia non riusciva a dirlo e quindi mi chiamava per cognome. Un giorno ho giocato davvero bene, mi ha urlato 'Angelo', mi è rimasto quel nome lì. In Francia mi chiamano Bonny, forse suona meglio. Solo mia madre, la mia ragazza e il mio agente mi chiamano Yoan. “Yo-Yo” è solo per mamma», ha detto ancora. «A scuola ero un buon studente, avevo buoni voti, ma facevo casino e sono finita anche dal preside per aver difeso un amico. Abbiamo dovuto pulire tutta la mensa e rimettere a posto le sedie. Mia madre mi disse che se non avessi preso il diploma non avremmo mai firmato il contratto da calciatore. Poi mi sono diplomato. Mi sarebbe piaciuto fare l'avvocat o il giornalista sportivo, ma poi vedevo i voti. Una volta al centro di formazione stavamo guardando la Champions. Con alcuni compagni abbiamo fatto una sfida di velocità: toccare il muro per primi. Io mi tuffo per arrivare prima… ma era una finestra. Il braccio è passato attraverso. Sono scappati tutti, c'era solo un mio amico con me. Il braccio si era aperto e la pelle pendeva da entrambi i lati. Si vedevano le ossa. Arriva l’ambulanza, mi operano. Se il taglio fosse stato due o tre centimetri più in basso, non avrei più potuto muovere pollice e indice. Mi hanno messo più di trenta punti. Alle due di notte arriva il direttore del centro. Pensavo: “Sono finito, mi caccia”. Invece è rimasto tutta la notte accanto a me, parlando di tutto tranne della finestra. Mi ha solo detto: “Avete fatto gli stupidi”."

ESULTANZA - "Uso un occhio per esultare. Con i miei amici avevamo visto un video: uno che giocava a bocce si copre un occhio e dice “guarda, con un occhio, Teddy!” e segna. È diventata una battuta tra noi. Quando ho segnato un rigore contro il Napoli, ho esultato così: una mano sull’occhio e il dito puntato. Era per i miei amici. Alcuni pensano sia un gesto da pirata… mi va bene anche quello".

ORNELLA VANONI - "Le mie canzoni preferite sono Everything In Its Right Place dei Radiohead: il titolo mi parla. Dopo la promozione in Serie A con il Parma è diventata una routine prima delle partite. Poi L’Appuntamento di Ornella Vanoni: l’ho scoperta guardando Ocean’s 12. All’inizio non volevo cercarla, poi l’ho risentita in macchina… ed è stato un colpo di fulmine. Ne ho parlato in un’intervista e lei, una leggenda della musica italiana, mi ha risposto con grande gentilezza, dicendo che sarebbe venuta a vedermi allo stadio. Avevamo anche pensato di incontrarci… ma purtroppo è morta prima".