GOL - "Non sono una vera prima punta, che vive per il gol. Ora sto segnando meno, ma faccio più assist, nella prima parte di stagione magari era il contrario. L'importante è dare sempre tutto e aiutare la squadra, poi ovvio che ogni giocatore spera di fare gol perché è la cosa più bella del mondo. Se ora però mi dicessero: "Nelle ultime tre non segni ma fai tre assist" sarei contento".
OBIETTIVO - “Diciamo che quando sono venuto qua ad Udine mi chiesero quale fosse il mio obiettivo, ho detto che volevo tornare a essere me stesso, tornare a innamorarmi del pallone e a divertirmi. Quando in campo sei te stesso le prestazioni diventano positive, la mente è importantissima nel calcio. Negli ultimi due tre anni ho avuto varie vicissitudini e non sono riuscito a esprimermi al meglio, ma le qualità non spariscono. Sono stato fortunato a trovare un ambiente come questo, che mi ha fatto fin da subito sentire in un progetto importante, poi piano piano le prestazioni sono arrivate. Poi c’è chiaramente il lavoro quotidiano, il capire come gioca la squadra, mettersi a disposizione. Le fondamenta però sono fatte dalla fiducia di staff, società e tifosi”.
UDINESE - “Non nego che ero arrivato a un punto di non ritorno. Le occasioni stavano scarseggiando. La parentesi all’Aston Villa era cominciata bene e poi si è chiusa male. All’Atalanta sono subito partito con il deficit dell’infortunio al piede, non riuscendo così a fare le cose che mi chiedeva un grande tecnico come Gasperini. Poi alla Fiorentina anche non sono riuscito a esprimermi, stavo rincorrendo qualcosa di sempre più difficile. Queste era l’ultima occasione per stare a grandi livelli e l’ho colta subito. Ho sempre saputo che l’Udinese è abile e brava a far rinascere e crescere giocatori. E’ stata una combinazione perfetta e ho saputo sfruttare al massimo questa occasione”.
INFORTUNI - “Penso che la mia sia una carriera non lineare, è stata ricca di colpi di scena e di cose anche difficili da passare. A Roma all’inizio ero sulla cresta dell’onda, poi mi sono rotto il ginocchio destro in una delle mie gare migliori. Il primo infortunio però l’ho preso come una sfida da superare, un infortunio, anche se grave, a un calciatore può capitare. Il secondo è stata una bella mazzata. Rientravo, mi sentivo già bene, avevo fatto qualche gol. Poi in nazionale mi rompo il secondo. In sei mesi mi sono rotto due volte il crociato e chiaramente mi chiedevo, con quindici anni di carriera ancora davanti, quante volte mi sarei potuto rompere di nuovo. Ho stretto i denti e mi sono rimesso a lavorare, sono rimasto fuori 6 mesi la prima volta e 9 la seconda, un totale di 15, sono stato fermo quindi praticamente un anno e mezzo. È stata veramente dura perché non ho potuto vivere il calcio con i miei compagni. Non ho mai chiesto aiuto a psicologi o altro perché non ne sentivo il bisogno, sono infortuni che mi hanno fatto crescere. È cambiato come vivo anche solo la palestra, per me prima era noiosa, adesso sto molto attento a come lavoro per far stare bene la gamba. Sono esperienze che mi hanno permesso di strutturarmi meglio”.
FUTURO - "Come ho sempre detto, e il passare dei giorni ha consolidato l'idea, ho una riconoscenza incredibile per quanto fatto dalla società. Parleremo con la società, ma sono disponibile a restare, anche tanti anni. Dobbiamo ancora parlare, ma mi siederò e prenderò in considerazione qualunque proposta mi farà l'Udinese, sento tanta riconoscenza verso questa piazza".
NAZIONALE - “La nazionale penso che sia il sogno di qualsiasi ragazzo quando comincia a giocare a calcio e il massimo livello a cui un giocatore può ambire. Ho sempre sognato di giocare un Mondiale, mi ricordo di quando nel 2006 l’Italia lo ha vinto, ero in Francia a vedere la finale. La nazionale è l’unico modo per riunire tutte le tifoserie, una cosa stupenda. Ci tenevo tanto e uno dei miei più grandi obiettivi è far parte di quella rosa. Poi chiaramente c’è chi fa scelte e vanno rispettate. È un momento difficile per la nazionale, ma bisogna restare tutti uniti. Ci sono ovviamente rimasto male perché ci tenevo tanto, ma tempo ne ho ancora”.
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