sosfanta squadra inter Pio Esposito: “Ero sotto terra ma tirerò ancora i rigori! Mai detto di essere un fenomeno, su Lautaro…”

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Pio Esposito: “Ero sotto terra ma tirerò ancora i rigori! Mai detto di essere un fenomeno, su Lautaro…”

Marco Astori
Lunga intervista concessa da Francesco Pio Esposito, giovane centravanti dell'Inter, ai microfoni del Corriere della Sera. Ecco le sue parole, sull'Inter, la Nazionale e non solo.

Lunga intervista concessa da Francesco Pio Esposito, giovane centravanti dell'Inter, ai microfoni del Corriere della Sera. Ecco le sue parole, sull'Inter, la Nazionale e non solo.

LAUTARO - "Lui è molto completo, ma quello che ti emoziona è la sua cattiveria, la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale".

CATTIVERIA - "Il sangue del rione Cicerone di Castellammare di Stabia credo di portarlo sempre con me: la famosa cazzimma mi ha portato qui, dalla B alla Champions. Ci vuole tanto coraggio per non buttarsi giù e far vedere che ci stai. Faccio molta autocritica, riguardo la partita, gli errori e mi rimprovero. Ma credo sia positivo. Penso di aver vissuto finora questo primo anno con grande calma e equilibrio. E sono molto contento perché il salto è stato gigantesco".

MEDIA - "Io pompato? C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni".


RIGORE IN BOSNIA - "Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male. Ho visto una squadra che ha dato l’anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità".

SCUDETTO - "Ci voleva una prova convincente come quella con la Roma, oltre alla la vittoria. C’è ottimismo e ci crediamo al massimo".

CHIVU - "Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate. Se sarei rimasto con un altro allenatore? Non posso saperlo, forse sarebbe stato più complicato. Di sicuro Chivu ha una propensione speciale verso i giovani e mi conosceva già".