La Gazzetta dello Sport questa mattina parla di Alessandro Bastoni sotto choc. Parole pesanti del quotidiano sul difensore dell’Inter e della Nazionale tra presente e futuro. “Fino a 45 giorni fa era una certezza quasi anonima,...
La Gazzetta dello Sport questa mattina parla di Alessandro Bastoni sotto choc. Parole pesanti del quotidiano sul difensore dell'Inter e della Nazionale tra presente e futuro. "Fino a 45 giorni fa era una certezza quasi anonima, l’amico discreto di cui fidarsi nei momenti di difficoltà. Un mese e mezzo dopo Alessandro Bastoni è percepito e raccontato come il peggior calciatore italiano in circolazione. Il reietto. Tutto ha un senso metafisico, o anche solo fisico se vale il principio dei vasi comunicanti: l’aveva combinata grossa con l’Inter, festeggiando un’espulsione inventata, è riuscito a pareggiare il livello con la Nazionale, stavolta essendo lui l’espulso. Da quell’istante, da quel fallo scriteriato, Gattuso ha intuito che non avrebbe salvato il Mondiale. Quando succedono certe cose, te la cavi solo se sei solido nella strategia e nell’anima. L’Italia di oggi è perfettamente in linea con il periodo di Bastoni: vulnerabile e scarica.
E pensare che Alessandro non aveva mai subìto la punizione più dura, cioè il rosso diretto. Mai, nella sua eccellente carriera di professionista. Il karma. Gli è capitato il bivio più pericoloso, ha scelto la strada sbagliata: «Sarebbe stato meglio scappare» osservava il ct con un sorriso amaro, malinconico. Ma è il primo a sapere che con la tensione addosso, fallire sia più facile. Bastoni non aveva scuse per il gesto antisportivo, con annessa esultanza, che era costato l’allontanamento di Kalulu in Inter-Juve. A Zenica invece qualche alibi ce l’aveva: in primis la condizione fisica. Era arrivato alla semifinale contro l’Irlanda del Nord con un solo allenamento nelle gambe, dopo il contrasto tremendo con Rabiot nel derby, e anche in Bosnia non era al top. Tuttavia come Mancini, come Politano, non si è tirato indietro. E ha giocato in una posizione – seconda giustificazione – che non è la sua. Lo osservava anche un grande interista come Beppe Bergomi, che di certi tackle se ne intende: con Chivu, e anche prima con Inzaghi, Bastoni fa e faceva il centrale sinistro, che imposta e accompagna l’azione. Non il libero. Ecco perché ha seguito l’istinto di intervenire per fermare la corsa di Memic: non possiede la lucidità dell’ultimo uomo.
La sintesi più efficace del periodo è stata espressa da Massimo Moratti: «Meglio che Bastoni si vada a far benedire». Perché la sommatoria degli errori è una spirale di negatività, un boa constrictor dell’autolesionismo: se ne esce solo alzando un braccio e chiedendo, o almeno accettando un aiuto. Magari anche terreno, tra gli amici dell’Inter che oggi ritroverà ad Appiano. La società e la squadra lo difenderanno a spada tratta. Chivu anzi lo ha già fatto pubblicamente, dopo la cavolata del 14 febbraio, da vero innamorato della compattezza interna. Non lo abbandonerà neppure in questi giorni e, se lo vedrà pronto, lo manderà in campo anche contro la Roma nella domenica di Pasqua. Il problema semmai è in prospettiva. Se Bastoni veniva fischiato in tutti gli stadi per la simulazione di San Valentino, cosa succederà adesso che verrà additato come il primo responsabile del disastro nazionale? È una riflessione che Alessandro ha già condiviso con la famiglia e con il manager, Tullio Tinti. Non solo ieri, quando lo shock aveva asciugato le lacrime e imponeva il silenzio. Il discorso va avanti da tempo, con il permesso di Marotta e Ausilio che autorizzeranno la sua partenza a fine stagione davanti a un’offerta congrua. Non è un mistero che il Barcellona sia interessato e che il Barcellona interessi a lui. Il flirt è in corso ma non ha ancora prodotto la proposta che accontenti l’Inter: si parla di cifre fuori mercato, intorno tra 70 e 80 milioni, ma la verità è che dai 40-45 più bonus in su si può trattare", si legge.