CONTE - “Ho una grande stima di Conte allenatore, l’ho affrontato anche quando ancora io giocavo. Gli ho fatto i complimenti per quello che riusciva a trasmettere alla squadra. Si è evoluto, fa cose più adatte al calcio di oggi e le fa bene. E’ un vincente, noi allenatori giovani abbiamo tanto da imparare da lui. Non è un confronto tra me e lui, gli interpreti di questo sport sono i calciatori. Non dimentichiamoci neanche dei tifosi che devono avere la passione per questo sport. Ultimamente si esagera su ciò che l’allenatore può rappresentare: è ovvio che sia responsabile di un gruppo e quindi incida, ma i protagonisti sono i calciatori”.
MENTALITÀ - “Il Napoli non è più importante del Parma. Per arrivare oggi in queste condizioni siamo passati anche da altre partite, abbiamo cercato di trasmettere la consapevolezza che tutte le partite vadano trattate in maniera seria. Non vorrei fare proclami. Il campionato è una maratona, bisogna essere pronti ad affrontare 38 partite, dimostrando di meritare di essere competitivo. Lo stiamo facendo, con i nostri alti e bassi. Abbiamo avuto anche la forza di rialzarci in alcuni momenti meno fortunati: ci siamo rimboccati le mani, dimostrando che il gruppo ha ancora voglia di offrire qualcosa. Questa è la prima del girone di ritorno, speriamo di essere meglio dell’andata, in una prestazione condizionata anche da certi episodi. In questi giorni ci siamo allenati anche nell’affrontare le ingiustizie”.
ULTIMI MINUTI - “Nel calcio c’è sempre da migliorare, da imparare a gestire determinati momenti. Devi sapere quando accontentarti di qualcosa o aggiungere in momenti in cui la partita cambia da un minuto all’altro. Sta alla maturità della squadra e dell’allenatore che deve fare certe scelte. Troppo facile parlare di scontri diretti non vinti e di determinate cose perché i numeri dicono questo. La realtà dice che sono primo in classifica e che ho più punti di chi magari mi ha battuto. Ovviamente anche noi conosciamo l’importanza di queste partite, ma tutte le partite sono importanti uguale”.
PAREGGIO - “Non abbiamo mai avuto paura negli scontri diretti. Il ciclo di sei partite dice poco e nulla, noi lavoriamo per dare continuità alle prestazioni e soprattutto ai risultati. Siamo tutti consapevoli dell’importanza della partita di domani, magari a livello di convinzione siamo migliorati molto rispetto a uno o due mesi fa. E’ merito dei ragazzi, di una squadra maturata molto e che ha capito che deve aggiungere qualcosina. Non abbiamo mai pensato di togliere, ma sempre di aggiungere qualcosa. Quando viene fuori la bellezza della prestazione e dei risultati aumenta la consapevolezza. Sono gli episodi che ti portano a ottenere o meno qualcosa".
BISSECK - “Bisseck avanza poco perché glielo chiedo io. Bisogna fare le letture giuste. La mezzala e l’esterno devono fare qualcosa in più, Bisseck aggiunge qualcosa in più nella mobilità".
LUIS HENRIQUE - "Luis Henrique è migliorato tanto dal punto di vista tattico, ci dà una grossa mano in quel ruolo ed è importante per noi. Sono felice per lui, anche se a volte molti dicono che non leggono e non sentono, non è vero. Sono sempre lì a sentire, c’è stato rumore su di lui ed era impossibile non gli arrivasse quello che è stato creato. Un errore di comunicazione che ho commesso anche io quando ho detto che non era pronto per giocare. Con umiltà e dedizione ha sempre lavorato bene, si è messo a disposizione del gruppo: ha ascoltato, imparato e cercato di mettere in mostra quanto gli veniva detto. Gioca da nove partite dall’inizio, noi siamo contenti di vederlo così in campo. Siamo consapevoli possa migliorare, ma non è semplice vestire la maglia dell’Inter, né giocare a San Siro o ascoltare sempre le critiche che ti vengono addosso. Mi tengo stretto Luis Henrique, gli faccio i complimenti per l’uomo che è. Ha dimostrato di avere spalle grosse, senza lamentarsi, cercando di aiutare la squadra”.
DARMIAN - “Non è semplice giocare ogni tre giorni, ma abbiamo soluzioni e alternative. Ci inventeremo qualcosa: gli allenatori devono sistemare i problemi, non crearli. Non vuol dire che io non dica quello che pensa in sedi chiuse, ma non vengo mai a lamentarmi e piangere per quello che ho o non ho. Darmian si allena da due giorni con il gruppo, ma è fuori da ottobre e ci vorrà un po’ per averlo. Non sarà convocato per domani, spero di convocarlo più presto".
DUMFRIES - "Dumfries ancora non l’ho visto, a fine gennaio rientrerà in Italia. Sta facendo il suo lavoro nel processo di riabilitazione in Olanda, seguito stretto dal nostro staff medico. Quando rientrerà inizierà in Italia la parte atletica: a fine mese o i primi di febbraio inizierà la riatletizzazione. Spero di riaverlo per fine febbraio. Ma sono cose che dico io, non sono medico e non l’ho visto. E’ quello che vorrei e che spero”.
FORMAZIONE - “Ho sempre dubbi di formazione perché devo mettermi a confronto con le difficoltà di un gruppo che si allena sempre al massimo. Mi metto a confronto con le caratteristiche degli avversari. Oggi sono buono… Luis Henrique giocherà domani (ride, ndr)”.
ARBITRI - “Non so se tolga o aggiunga. La società ha scelto con me, il primo ad avere questo tipo di ragionamento, che quello che fanno gli arbitri non deve interessarci. Ci interessano i 100’ di una partita, in cui dobbiamo entrare per dare il massimo ed essere il meglio di noi stessi, senza influenzare le decisioni di un arbitro. Dobbiamo essere più forti delle ingiustizie, dobbiamo avere una disciplina mentale che doma pensieri. Sto combattendo tutto questo, non è semplice. La cosa più semplice nel mondo è cercare scuse e creare alibi: questo non lo voglio dai miei giocatori. Non mi devo lamentare se perdo, devo perdere a modo mio. Cerco di trasmettere valori: le persone vengono prima dell’atleta e dello stipendio che percepiscono. Anche i dirigenti prima di tutto sono persone”.
FINALE DI CHAMPIONS - “Non auguro a nessuna squadra al mondo di vivere quello che questa squadra ha vissuto. Lo dico seriamente. Ne parlo con voi, non ne parlo con loro. I ragazzi devono essere consapevoli di aver provato in tutti i modi a essere competitivi, di realizzare il loro sogno. Non devono perdere quella cosa: la voglia di fare tutto per i risultati a me fa piacere. Ci hanno messo la faccia, hanno coraggio. Non si nascondono dietro qualcosa. Nel calcio vinci o perdi, loro purtroppo hanno perso, ma hanno saputo rialzarsi. Hanno saputo accettare la verità: le persone forti si rimettono in gioco. Cadono, ma ci riprovano. Il ciclo di vita è questo. I campioni, quelli forti, si mettono subito in gioco e non puntano il dito nel cercare scuse. Alti e bassi nel percorso ci saranno ancora, ma saranno sempre pronti a rialzarsi di nuovo, ogni volta che il destino gli regalerà ciò che non desiderano”.
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