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Raspadori: “Normale voler giocare di più. La verità sul ruolo e cosa mi dice Spalletti”

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Giacomo Raspadori si racconta in esclusiva alla Gazzetta dello Sport. Così l’attaccante del Napoli, ora ai box per infortunio, ha parlato tra vicende di campo e non solo: “Napoli? Un’emozione forte. Non avevo giocato tanto ad altissimo...
Alessandro Cosattini

Giacomo Raspadori si racconta in esclusiva alla Gazzetta dello Sport. Così l’attaccante del Napoli, ora ai box per infortunio, ha parlato tra vicende di campo e non solo: “Napoli? Un’emozione forte. Non avevo giocato tanto ad altissimo livello. C’erano altri club, ma il Napoli ha avuto più fiducia. Primi sei mesi? Ad avere consapevolezza di me stesso. Sicurezza. Sono un timido emotivo, anche se non sembra. La Champions subito, gli allenamenti intensi, la pressione, il risultato che conta molto di più: un inizio che fai fatica a sognare. Giocare di più? Normale che mi piacerebbe, essendo ambizioso. Ma la nostra forza è sentirci parte del gruppo, tutti titolari quando siamo chiamati in causa”.

SPALLETTI - “Cosa mi ha detto? Che ha grande stima. Non erano parole, visto che mi sta schierando in tanti ruoli. E io sono a disposizione della squadra”.


TROPPI RUOLI? - “No, anche se la mia posizione naturale è al centro, dove ho cominciato: prima punta o trequartista. Diciamo un 9 e mezzo. Mezzala per Mancini? Anche per Spalletti. L’ho fatto in allenamento e in amichevole, sono entrato così con la Lazio all’Olimpico. Mi sento più attaccante, ma posso migliorare, più Zielinski che Anguissa. Se un altro ruolo mi fa giocare di più, perché no? Mancini e Spalletti hanno in comune la gestione del gruppo: far sentire tutti importanti. Ringrazio Mancini: nonostante l’esperienza zero, mi ha portato all’Europeo. Ora Spalletti mi sta trasmettendo tanti concetti calcistici”.

DE ZERBI - “Un grandissimo, lo dimostra in Inghilterra. Bella persona. Il primo anno ho giocato poco, ero giovanissimo, ma mi dava fiducia. Quando si prospettò il prestito in B, ha preteso rimanessi”.

STUDIO - “Sono cresciuto pensando all’oggi per essere migliore domani. Ho alle spalle una famiglia che mi ha insegnato grandi valori. Studio e calcio vanno di pari passo. Ho il diploma scientifico, studio Scienze Motorie, dieci esami su ventidue. Una sfida. Tanti pensano che lo studio sia alternativo, per me è un valore aggiunto, capisco meglio gli allenamenti”.

SCUDETTO - “Sarebbe ipocrita non parlarne. Una grande occasione costruita con il lavoro di tutti i giorni. È dalla prima giornata che ce lo siamo messo in testa, la mentalità è stata quella giusta, pazzesco l’affetto dei tifosi. Viaggiamo senza mai ricordare di avere dieci, quindici punti di vantaggio, pensando solo a farne altri tre nella prossima. E se gli avversari perdono non ne parliamo”.

CHAMPIONS - “Altra grande occasione. Se manteniamo concretezza e spensieratezza, in Europa non ci sono limiti. Questione di mentalità, guardiamo solo noi stessi. L’Eintracht è una squadra europea, sempre all’attacco, testa sgombra. Non so se siamo favoriti, ma abbiamo tutto per superare il turno”.

DE LAURENTIIS - “Emozionale. Può sembrare più esuberante come la città, per chi non è nato qui, ma è normale. Mi ha detto subito di aver fatto un investimento importante su calciatore italiano perché ci crede”.