RUOLO - "Pensi che da piccolo ci giocavo pure, in attacco. Come centravanti ma pure come numero dieci e questo mi aiuta nel muovermi in area di rigore... Magari potrei riprovarci nel campionato serbo, ma qui in Italia è troppo difficile. Prima mi hanno retrocesso a terzino, quindi centrale. All’inizio l’ho presa male, poi ho capito che era la mia strada".
GOL - "Il più bello quello contro il Torino, mentre il più importante è stato quello segnato a Cremona all’ultimo minuto: sembrava stregata".
ALLEGRI - "A lui piace darmi questa libertà di andare avanti per aiutare in attacco: questa è sempre stata una mia caratteristica e mi piace sfruttarla, in più mi aiuta il fatto di giocare come “braccetto” nella difesa a tre: giocando a quattro sarebbe impossibile andare a fare quelle corse in avanti. Tutto questo piace un po’ meno a Mike (Maignan, ndr) che mi urla sempre “Pavlo basta, stai dietro”. Mi ha migliorato nella tattica, nel sapermi posizionare in campo e nel capire quali devono essere le giuste distanze tra noi in fase difensiva. Sono tutte piccole cose che però fanno la differenza e lui è un numero uno nell’insegnartele. A me sta molto simpatico e mi piace il fatto che ci tenga a parlare un po’ a tutti, si vede che conosce come si costruisce un gruppo. Futuro? Lui è molto, molto importante per noi. Noi tutti siamo cresciuti con lui ed era soltanto il primo anno, avendo più tempo per lavorare, miglioreremo ancora".
DIFESA - "Rispetto all’anno scorso è cambiato il nostro modo di giocare: ora tutti curano la fase difensiva e poi, allo stesso modo, tutti attaccano in blocco".
MODRIC - "Lui è un esempio in tutto ciò che fa: nella vita privata e sul campo".
COMPAGNO CHE LO FA ARRABBIARE - "Negli ultimi due-tre mesi Odogu, lui sa perché anche se è un grande amico, ma sono cose nostre".
VOCI SULLA JUVE - "Non ricordo di aver parlato con nessuno di loro, forse il mio procuratore".
JUVE - "Paura no, ma abbiamo grande rispetto per loro. Sappiamo cosa dobbiamo fare per affrontarli, vediamo cosa accadrà".
PROBLEMI CON LE PICCOLE - "Credo sia stato un problema di mentalità. Questo era soltanto il primo anno di Allegri e ci serve ancora del tempo per crescere. Però le basi ci sono, visto che in questo Milan ci sono tanti buoni giocatori di qualità".
CHAMPIONS - "È la competizione che tutti vogliono giocare, ma mancano ancora cinque partite e dobbiamo ancora lottare fino alla fine per arrivarci".
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