FIORENTINA - "Sono stato benissimo a Firenze abbiamo fatto qualcosa di enorme. Un bagaglio anche di vita che mi porterò dietro per sempre. Sessantacinque punti, non so quando riusciranno a rifarli. Auguro loro di salvarsi e di centrare ancora quest’obiettivo. Sono andato via, vero, con una telefonata. Con i dirigenti avevamo visioni completamente differenti. Io li scelgo i manager, il binomio si deve incastrare, è fondamentale per ottenere risultati. Ho fatto una cosa forte, ma io non alleno per soldi ma per ambizione, lì non c’erano più i presupposti. Pensavano che avessi già una squadra, i fatti hanno detto il contrario. Commisso? Un papà, persona di una umanità incredibile, sincero e leale, molto legato alla famiglia. All’epoca mia madre non stava bene e mi è stato vicino.
BERLUSCONI - "Un geniale visionario. Sempre avanti, potrei raccontare tanti aneddoti su di lui, ogni giovedì con Galliani andavamo a cena ad Arcore, io ascoltavo e imparavo. Anche scegliermi al Monza fu una genialata visti poi i risultati che abbiamo raggiunto".
PERCASSI - "Nella mia vita da calciatore e allenatore non ho mai conosciuto una famiglia come la loro. L’Atalanta è come un figlio, ci tengono in maniera passionale, amorevole. I Percassi sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andar via da Zingonia".
CERCATO DALLA JUVE - "Quando è cominciato il campionato ho rifiutato offerte anche estere perché pensavo all’Atalanta. Ci tenevo, l’ho aspettata e per mia fortuna è arrivata. Con la Juve abbiamo fatto una chiacchierata poi loro hanno scelto un grande allenatore come Spalletti. Se la tifavo da piccolo? No. Nella mia stanza c’erano i poster dei miei idoli: Baggio, Del Piero e Zidane. Ho una simpatia per la squadra della mia città, il Napoli. Ma sono primo tifoso dell’Atalanta".
SPOGLIATOIO - "La disciplina sugli orari: arrivo, colazione e pranzo. È uno stile di vita. Il rispetto dei ruoli e il dialogo: non credo alla dittatura ma alla gestione del gruppo. Sento ogni tanto miei ex calciatori. Mi ringraziano per quello che ho lasciato, anche come uomo. Questo mi gratifica".
AZZURRI - "Se ho sentito Kean dopo la Bosnia? No, ci siamo sentiti prima. È stato un disastro emotivo, Scalvini, Scamacca, Raspadori mi hanno raccontato la notte drammatica".
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