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sosfanta news Palladino: “Rispondo così sul futuro di Palestra! Prima dell’Atalanta ho parlato con la Juve ma…”

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Palladino: “Rispondo così sul futuro di Palestra! Prima dell’Atalanta ho parlato con la Juve ma…”

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Il tecnico dell'Atalanta Raffaele Palladino ha concesso un'intervista ai microfoni del Corriere della Sera: queste le sue dichiarazioni.
Marco Astori

Il tecnico dell'Atalanta Raffaele Palladino ha concesso un'intervista ai microfoni del Corriere della Sera: queste le sue dichiarazioni.

FORTUNA - "La fortuna ti aiuta una volta, due al più. Ma se non ti fai trovare pronto, cadi. Ho lavorato tanto, per questo sono qui. Se sono bravo? A certi livelli devi esserlo per forza, con conoscenze e contenuti. Madre natura mi ha aiutato, mi ha dato una bella immagine che io cerco di preservare tenendomi in forma! Nello specchio è riflesso un uomo che coltiva ambizione, forse anche troppa, e trasferisce ai giocatori questo concetto. Senza ambizione, senza disciplina siamo morti".


NAZIONALE - "I temi da affrontare sono molteplici. Per costruire una casa le fondamenta devono essere forti. Dodici anni senza Mondiale sono la prova che tante cose non hanno funzionato, c’è stata consapevolezza? Ogni volta se ne è parlato per una settimana, due e poi basta, il cambiamento radicale è necessario. Vengo dalla generazione di Del Piero, Totti, Cassano, Di Natale, giocatori che hanno portato l’Italia su un livello altissimo. Oggi non si investe nei settori giovanili, non si punta sugli istruttori, che dovrebbero essere competenti e ben pagati. Se non sono remunerati e stimolati pensano alla propria carriera e non ai ragazzi. L’utilizzo di tanti stranieri toglie spazio e valore ai nostri giovani".

PALESTRA - "È cresciuto molto, il prossimo anno lo vorrei con me".

EUROPA - "I punti a disposizione ci sono, dico ai ragazzi che abbiamo perso i due mesi iniziali dobbiamo recuperare gli ultimi due. Bisogna crederci senza porci limiti. Vogliamo l’Europa, non so ancora quale sarà, ma bisogna puntare al massimo, con ambizione appunto. La mia ambizione? Vincere qualcosa di importante".

FIORENTINA - "Sono stato benissimo a Firenze abbiamo fatto qualcosa di enorme. Un bagaglio anche di vita che mi porterò dietro per sempre. Sessantacinque punti, non so quando riusciranno a rifarli. Auguro loro di salvarsi e di centrare ancora quest’obiettivo. Sono andato via, vero, con una telefonata. Con i dirigenti avevamo visioni completamente differenti. Io li scelgo i manager, il binomio si deve incastrare, è fondamentale per ottenere risultati. Ho fatto una cosa forte, ma io non alleno per soldi ma per ambizione, lì non c’erano più i presupposti. Pensavano che avessi già una squadra, i fatti hanno detto il contrario. Commisso? Un papà, persona di una umanità incredibile, sincero e leale, molto legato alla famiglia. All’epoca mia madre non stava bene e mi è stato vicino.

BERLUSCONI - "Un geniale visionario. Sempre avanti, potrei raccontare tanti aneddoti su di lui, ogni giovedì con Galliani andavamo a cena ad Arcore, io ascoltavo e imparavo. Anche scegliermi al Monza fu una genialata visti poi i risultati che abbiamo raggiunto".

PERCASSI - "Nella mia vita da calciatore e allenatore non ho mai conosciuto una famiglia come la loro. L’Atalanta è come un figlio, ci tengono in maniera passionale, amorevole. I Percassi sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andar via da Zingonia".

CERCATO DALLA JUVE - "Quando è cominciato il campionato ho rifiutato offerte anche estere perché pensavo all’Atalanta. Ci tenevo, l’ho aspettata e per mia fortuna è arrivata. Con la Juve abbiamo fatto una chiacchierata poi loro hanno scelto un grande allenatore come Spalletti. Se la tifavo da piccolo? No. Nella mia stanza c’erano i poster dei miei idoli: Baggio, Del Piero e Zidane. Ho una simpatia per la squadra della mia città, il Napoli. Ma sono primo tifoso dell’Atalanta".

SPOGLIATOIO - "La disciplina sugli orari: arrivo, colazione e pranzo. È uno stile di vita. Il rispetto dei ruoli e il dialogo: non credo alla dittatura ma alla gestione del gruppo. Sento ogni tanto miei ex calciatori. Mi ringraziano per quello che ho lasciato, anche come uomo. Questo mi gratifica".

AZZURRI - "Se ho sentito Kean dopo la Bosnia? No, ci siamo sentiti prima. È stato un disastro emotivo, Scalvini, Scamacca, Raspadori mi hanno raccontato la notte drammatica".