CRESCITA PERSONALE E ALLEGRI - “Oggi ho 30 anni. Se non cadi non puoi andare più avanti, e ogni volta cadi meno. Sono molto molto esigente verso di me, e a volte anche con gli altri, forse troppo. Devo capirlo, che non tutti siamo fatti nello stesso modo, e bisogna anche capire il modo di essere delle altre persone. Il Mister nella gestione dello spogliatoio e umana è un top. Quando si cambia è sempre diverso, e quest’estate avevo voglia di rivincita dall’anno precedente, solo quello, ed è ciò a cui ancora penso”.
PORTIERE - “A volte puoi arrivare a una partita un po’ addormentato, ma basta sentire lo stadio e tutto cambia, poi vai. Basta sentire il Mister parlare, e non puoi più dormire. È tutto una roba di adrenalina. Vedi i tifosi, i tifosi avversari che ti fischiano: hai lavorato tutta la settimana, tutta la vita per essere lì, e allora arriva l’adrenalina. Il portiere è l’allenatore del campo. Se hai questa visione puoi aiutare molto i tuoi compagni, perché vedi il gioco. Non puoi arrivare e dire: 'Sono portiere, paro', ogni giorno puoi crescere e migliorare. Ci sono tanti dettagli che nessuno vede: il posizionamento delle mani, delle dita, leggere il gioco. Sei l’ultimo uomo da passare prima che la palla entri: dopo 10 giocatori tocca a te, e tu vuoi dare una mano e non lasciare il gol”.
MAIGNAN E IL MILAN - “Da piccolo non vivi il calcio come ora. Oggi c’è l’obbligo di risultato, quindi se vai in campo e non hai fiducia nei compagni, c’è un problema. Il primo anno, quando sono arrivato, ho salutato Zlatan che mi ha dato il benvenuto e mi ha detto che eravamo una famiglia: questo l’ho sempre visto. Se sono qua è perché Dio ha programmato questo percorso, quello che cerchi trovi. Sono molto felice, la vita mi ha dato tanto e Dio anche, la gente mi ama e ho una grande famiglia. Sono un uomo, un padre, un figlio, un compagno di squadra, un amico: non c’è solo il negativo; ci sono anche tante cose positive. Quando si vince è tutto facile, c’è il sole, sei bello, vai in giro e ti offrono da mangiare. Ma è quando c’è il buio, la pioggia, allora lì è più difficile".
TRA REALTÀ E SHOWBIZ – “Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Sapevo di essere in un club straordinario, ma è solo quando arrivi che capisci dove sei: sarò milanista a vita. A volte c’è la vita, e altre la parte di showbiz, e devi fare quella parte. L’umiltà è sempre la chiave, ma se non mettiamo un po’ di fuoco non c’è quell’animale dentro. A me piacciono i giocatori che dicono: ‘Sono il più forte’. Possiamo pensare che non sia umile, ma queste frasi ti caricano, anche io lo faccio, ma con la consapevolezza di essere umano e di poter cadere”.
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