IL RUOLO DI CAPITANO - “Io devo dare l’esempio di essere sempre al meglio. A volte nelle partite possiamo fare cazzate, ma è per la pressione. Essere il capitano è responsabilità, oltre che un orgoglio perché sei un solo giocatore su 30. Devi essere te stesso, un esempio. Ogni giorno cerco di farlo, senza abusare dello status che ho. Se mi hanno dato la fascia è per quello che sono: capitano e leader non lo diventi. O nasci con quella cosa dentro, oppure no. Puoi imparare, ma non sarai mai come chi ci nasce. Tanti mi hanno detto che non mi davano la fascia, ma che ero comunque un capitano, ora sì. Quando mettiamo la maglia del Milan dobbiamo dare il massimo per i bambini, o i nonni che seguono il Milan da prima che io nascessi. A volte abbiamo giornate difficili, ognuno ha delle cose in testa e un giocatore può arrivare alla partita e magari nessuno sa che il giorno prima ha perso il papà… ognuno dà il massimo, anche se i risultati non vanno come si spera. Devi sempre avere pazienza e disciplina e alla fine vedrai che tutto arriverà”.
RISPETTO PER TUTTI - “Mano sul cuore e occhiolino? Ci vuole rispetto con la gente, ed è un gesto di rispetto. La gente è qua a lavorare con noi, puliscono, fanno la sicurezza, non posso passare senza salutare. A volte senza dire ‘Buongiorno o buonasera’ faccio l’occhiolino e mi metto la mano sul cuore. Sono piccole cose, ma voglio che tutti siano trattati nella stessa maniera: è questa l’educazione che mi ha dato mia madre, che voleva che io sistemassi, pulissi. Se non sono di fretta faccio tutto io: guanti e scarpe; se invece devo andare veloce ci sono anche i magazzinieri a cui chiedo. Loro sono gentilissimi”.
CRESCITA PERSONALE E ALLEGRI - “Oggi ho 30 anni. Se non cadi non puoi andare più avanti, e ogni volta cadi meno. Sono molto molto esigente verso di me, e a volte anche con gli altri, forse troppo. Devo capirlo, che non tutti siamo fatti nello stesso modo, e bisogna anche capire il modo di essere delle altre persone. Il Mister nella gestione dello spogliatoio e umana è un top. Quando si cambia è sempre diverso, e quest’estate avevo voglia di rivincita dall’anno precedente, solo quello, ed è ciò a cui ancora penso”.
PORTIERE - “A volte puoi arrivare a una partita un po’ addormentato, ma basta sentire lo stadio e tutto cambia, poi vai. Basta sentire il Mister parlare, e non puoi più dormire. È tutto una roba di adrenalina. Vedi i tifosi, i tifosi avversari che ti fischiano: hai lavorato tutta la settimana, tutta la vita per essere lì, e allora arriva l’adrenalina. Il portiere è l’allenatore del campo. Se hai questa visione puoi aiutare molto i tuoi compagni, perché vedi il gioco. Non puoi arrivare e dire: 'Sono portiere, paro', ogni giorno puoi crescere e migliorare. Ci sono tanti dettagli che nessuno vede: il posizionamento delle mani, delle dita, leggere il gioco. Sei l’ultimo uomo da passare prima che la palla entri: dopo 10 giocatori tocca a te, e tu vuoi dare una mano e non lasciare il gol”.
MAIGNAN E IL MILAN - “Da piccolo non vivi il calcio come ora. Oggi c’è l’obbligo di risultato, quindi se vai in campo e non hai fiducia nei compagni, c’è un problema. Il primo anno, quando sono arrivato, ho salutato Zlatan che mi ha dato il benvenuto e mi ha detto che eravamo una famiglia: questo l’ho sempre visto. Se sono qua è perché Dio ha programmato questo percorso, quello che cerchi trovi. Sono molto felice, la vita mi ha dato tanto e Dio anche, la gente mi ama e ho una grande famiglia. Sono un uomo, un padre, un figlio, un compagno di squadra, un amico: non c’è solo il negativo; ci sono anche tante cose positive. Quando si vince è tutto facile, c’è il sole, sei bello, vai in giro e ti offrono da mangiare. Ma è quando c’è il buio, la pioggia, allora lì è più difficile".
TRA REALTÀ E SHOWBIZ – “Il Milan è dove mi sono fatto vedere al mondo. Sapevo di essere in un club straordinario, ma è solo quando arrivi che capisci dove sei: sarò milanista a vita. A volte c’è la vita, e altre la parte di showbiz, e devi fare quella parte. L’umiltà è sempre la chiave, ma se non mettiamo un po’ di fuoco non c’è quell’animale dentro. A me piacciono i giocatori che dicono: ‘Sono il più forte’. Possiamo pensare che non sia umile, ma queste frasi ti caricano, anche io lo faccio, ma con la consapevolezza di essere umano e di poter cadere”.
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