sosfanta news Isaksen, che paradosso: “Segno più in Danimarca che alla Lazio, è incredibile. Ecco la mia verità”

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Isaksen, che paradosso: “Segno più in Danimarca che alla Lazio, è incredibile. Ecco la mia verità”

Francesco Mangiagli
Un giocatore, due versioni. Il Gustav Isaksen che veste la maglia della Danimarca sembra il lontano parente dell’esterno visto finora all’Olimpico. Il classe 2001 sta trascinando i suoi verso il Mondiale: dopo la straordinaria doppietta lampo...

Un giocatore, due versioni. Il Gustav Isaksen che veste la maglia della Danimarca sembra il lontano parente dell’esterno visto finora all’Olimpico. Il classe 2001 sta trascinando i suoi verso il Mondiale: dopo la straordinaria doppietta lampo messa a segno nella semifinale playoff contro la Macedonia del Nord, ora lo attende l'ultimo ostacolo, la Repubblica Ceca, per strappare il pass definitivo.

NUMERI DA CAPOGIRO – I dati con la nazionale danese sono quelli di un vero bomber: 6 gol e 1 assist in 14 presenze. Una media realizzativa che stride fortemente con il rendimento offerto in maglia biancoceleste. Se in nazionale viaggia a ritmi altissimi, alla Lazio la sua produzione offensiva è stata finora molto più contenuta (13 reti totali e 11 passaggi vincenti in 113 apparizioni complessive).

LE SUE PAROLE – Intervistato da TV MIDTVEST, Isaksen ha provato a spiegare questo paradosso, ammettendo lui stesso una certa sorpresa: “Per me è fantastico essere qua, è forse la cosa migliore che un giocatore possa desiderare. C’è un allenatore che mi sostiene e mi dice che non gli importa se perdo palla 10 volte perché sa che l’undicesima posso farcela. Sento che i compagni mi cercano molto alla Lazio e sono molto felice del modo in cui giochiamo lì. Però è un po' folle che la mia media gol sia così diversa rispetto a quella in Nazionale. In Italia i difensori sono davvero bravi e in Serie A non si segnano così tanti gol. Forse questo incide”.

La fiducia che sta acquisendo con la Danimarca potrebbe essere la scintilla necessaria per sbloccarsi definitivamente anche in Serie A. Il danese resta un profilo intrigante: il talento c'è, manca solo la continuità sotto porta che lui stesso sta cercando con ostinazione.