sosfanta squadra lecce Corvino dà l’addio al Lecce: “Vi spiego perché! Su Di Francesco, Siebert e a chi mi detesta dico…”

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Corvino dà l’addio al Lecce: “Vi spiego perché! Su Di Francesco, Siebert e a chi mi detesta dico…”

Marco Astori
Pantaleo Corvino ha dato l'addio al Lecce in conferenza stampa: ecco le dichiarazioni del dirigente oggi ai media presenti.

Pantaleo Corvino ha dato l'addio al Lecce in conferenza stampa: ecco le dichiarazioni del dirigente oggi ai media presenti riportate da PianetaLecce.

ADDIO - "Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d'amore che non si può raccontare in pochi minuti. Il motivo per cui siamo qui interessa me e il Lecce, quello che è stato in questi tredici anni. Questa mia decisione la società la sapeva e si era percepita anche all'esterno. In certi momenti ho fatto presente un mio stato d'animo naturale, spontaneo. Ultimamente io e mio figlio siamo stati chiamati in causa in un'inchiesta sul sistema calcio, ma non siamo turbati perché non abbiamo fatto nulla. Sono stato nel calcio 52 anni, ho vissuto il calcio dei marciapiedi e quello del professionismo. Ho lavorato circa dieci anni a Casarano, con la famiglia Filigrana, sette anni a Lecce con la famiglia Semeraro e col presidente Moroni che oggi è qui, sei anni sempre con la famiglia Sticchi Damiani e tutti i soci, dieci anni con la famiglia Della Valle, due anni con la famiglia Saputo. Quando ti scelgono queste famiglie devi essere orgoglioso. Il presidente mi ha voluto in un momento in cui avevo ancora due anni e mezzo di contratto a Firenze. Sono venuto qui per portare in salute il club, ho accettato la sfida. Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non ho più le forze e le energie. Le ultime le ho consumate nell'ultimo periodo. Le partite si vincono in campo e fuori e abbiamo fatto tanto anche fuori dal campo per ottenere i risultati che abbiamo raggiunto. Non volevo tradire la società e i tifosi, se l'avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio. I giocatori e i tifosi l'hanno saputo dai giornali, mi è dispiaciuto. Arriva un momento nella vita in cui la corsa si deve fermare. La passione ce l'ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la mia corsa. Mi dispiace, avrei voluto averne ancora per dare qualcosa al Lecce. Il Lecce non può aspettare me, non so quanto tempo ci vorrà per ritrovare la forza che mi ha contraddistinto. Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista".

REPORT - "Non ho avuto rancore verso chi ha creato certe perturbazioni (il riferimento è al servizio di Report n.d.r.). Ci sono tanti cronisti d'inchiesta in Italia, che ammiro e seguo. Io personalmente non ho avuto perdita di stima, l'ho considerata una superficialità, come può succedere a me di sbagliare un acquisto. Si sono fidati, nel fare l'inchiesta, di qualcosa che gli è stato detto. Di solito coloro che fanno queste inchieste sono persone di un livello superiore, persone coraggiose che rischiano la propria vita. Quando hanno diramato le prime notizie sul sistema calcio e sugli intrecci, hanno evidenziato con superficialità il modo in cui io e mio figlio abbiamo lavorato con i club. A me e a mio figlio non sono state fatte domande, sono state fatte al presidente Sticchi Damiani e ad altri personaggi, ma non a me e mio figlio. Questo mi ha ferito. Se mi avessero chiesto qualcosa avrei mostrato loro i fatti, che magari avrebbero fatto cambiare loro idea. Avrei dato loro dei dati per far insorgere il dubbio. A Casarano e Bologna non ho fatto intermediazioni o procure con Ramadani. Con la Fiorentina assieme a Ramadani ho fatto queste operazioni, visto che non le ho potute dire a loro, per un senso di verità le comunico oggi: Jovetic, pagato 8 milioni e venduto a 31, Ljajic pagato 6 e venduto a 15, Nastasic pagato 2,8 e veduto da 31, Milenkovic e Vlahovic pagati 5,5 e venduti insieme a 95 milioni, Fruk pagato poche centinaia migliaia di euro oggi gioca nel Rijeka e vale diversi milioni. Queste sono le operazioni con il Lecce concluse con Ramadani. Falcone pagato 2,8 milioni con 450 mila euro di ingaggio. Berisha pagato 180 mila euro. Stulic pagato 5,5 milioni con 650 mila euro di ingaggio. Pongracic pagato 1,8 milioni e venduto a 15. Di solito se un direttore sbaglia si misurano i danni. A chi ha condotto l'inchiesta avrei dato questi dati e forse avrebbero capito meglio questa situazione".

LECCE - "Bisogna avere dei sogni, senza sogni non si può vivere. I sogni vanno poi coltivati, difesi, bisogna avere la forza per raggiungerli. Bisogna anche sapersi rialzare dopo le cadute e non esaltarsi dopo i successi. Io sognavo di fare il d.s. del Lecce, quel sogno si è avverato. Oggi sono qui per spiegare perché questo sogno si sta interrompendo. Il mio percorso è stato divisivo, mi sono chiesto il perché. Ognuno fa quel che può, io sono un manager e i manager devono essere aziendalisti, devono sottostare alle linee programmatiche del club. Il momento più bello per me è sentire lo stadio che fischia coloro che sono divisi nei miei confronti, vuol dire che c'è chi apprezza quello che faccio".


RISULTATI - "Non è stata una decisione facile. Anche il prossimo anno di Serie A del Lecce sento mio. Complessivamente qui ho fatto quattro anni di B, vincendola in tre occasioni, e undici anni di A. I tifosi qui hanno visto otto titoli italiani a livello giovanile. Abbiamo riportato la Primavera sul tetto d'Italia. Oggi abbiamo una Primavera con tanti nazionali. Abbiamo fatto tanto, dal momento che non ho più le energie per continuare ho preso questa decisione. Una decisione dolorosa, tredici anni sono stati tanti. Sono stati sei anni straordinari, con Sticchi Damiani siamo stati sempre presenti, volevamo che il nostro territorio emergesse, lo abbiamo tutelato e protetto. Non è scontato quello che abbiamo fatto. Lascio uno dei club più in salute d'Europa. Ci sono stati momenti difficili. Per raggiungere risultati come fa il Lecce devi saper soffrire. Non ci si salva a febbraio o a marzo. Ho fatto il massimo per mantenere la sostenibilità del club. Bisogna lottare e soffrire fino alla fine. Spesso questi momenti non sono stati capiti, non si è capito che bisogna soffrire per arrivare alla salvezza. Dopo la morte di Astori a Firenze ho vissuto la perdita di Graziano Fiorita qui a Lecce. Lo consideravo come un figlio, lo portai nel settore giovanile e in prima squadra. Una perdita che mi ha scosso, è stato il momento più complicato in questi anni. L'altro ieri ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce. Tutti conoscono chi va in campo, ma i dipendenti sono una squadra che ti aiuta a vincere. Ho voluto ringraziarli e li ringrazio ancora oggi. Non ho potuto salutare neanche Di Francesco, il primo a cui ho comunicato la notizia è stato il presidente, poi non so come è uscita la notizia. Prendere Di Francesco sembrava una sfida, un allenatore reduce da esoneri e retrocessioni. Gli ho dedicato il massimo del mio impegno, credevo in lui, lo volevo portare anche alla Fiorentina. Non ho potuto abbracciarlo, lo abbraccio oggi idealmente".

CALCIATORI - "Ringrazio i calciatori, ero convinto che potessero conquistare l'impresa della quarta salvezza di fila, li abbiamo presi con questo obiettivo. Abbiamo scelto il meglio per quelle che erano le nostre possibilità. C'è chi lo ha dimostrato giocando, chi non lo ha dimostrato perché non giocava. Pensiamo a Siebert, non giocava e si pensava che i cinque milioni fossero stati spesi male, poi giocando ha dimostrato il suo valore. Se qualcuno non dimostrerà il suo valore non ci potrà essere mosso alcun rimprovero, non tutti riescono a farlo, gli errori possono essere commessi. Quest'anno chi è retrocesso ha speso cifre ingenti. Noi prendiamo i calciatori per i valori tecnici, ma a loro trasmettiamo altri valori. Gli obiettivi non si conquistano solo coi valori tecnici. Ci sono valori come il senso di appartenenza, il rispetto verso i nostri tifosi, che ci seguono dappertutto. Non si arriva a fare una promozione e cinque salvezze solo con le spese, ma anche coi valori".

SALUTI - "Saluto il Salento, il mio territorio, tutti i tifosi del Lecce. Sono figlio di questo territorio, sono partito dai campi polverosi della terza categoria. Il senso di appartenenza dei tifosi verso il Lecce è grandissimo. Sapevo di poter essere divisivo nei loro confronti, tanti loro idoli sono arrivati grazie a me, ma sempre io ho tolto loro il sogno di trattenerli. Io voglio che il Salento sia competitivo, conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer. Oggi il Salento è conosciuto anche per i risultati raggiunti, che sono ricchezza per il nostro territorio. Vorrei idealmente abbracciare tutti i tifosi, anche chi mi detesta, chi mi ha scritto contro le peggiori volgarità. Abbiamo accettato di fare gli artigiani con il presidente, mi auguro che questo Lecce rimanga in serie A nel tempo e questo è il mio augurio. Penso che questo modo non è stato tenuto molto in considerazione perché il calcio oggi è quello degli algoritmi e della tecnologia. Abbiamo preferito però un modo artigianale".