RISULTATI - "Non è stata una decisione facile. Anche il prossimo anno di Serie A del Lecce sento mio. Complessivamente qui ho fatto quattro anni di B, vincendola in tre occasioni, e undici anni di A. I tifosi qui hanno visto otto titoli italiani a livello giovanile. Abbiamo riportato la Primavera sul tetto d'Italia. Oggi abbiamo una Primavera con tanti nazionali. Abbiamo fatto tanto, dal momento che non ho più le energie per continuare ho preso questa decisione. Una decisione dolorosa, tredici anni sono stati tanti. Sono stati sei anni straordinari, con Sticchi Damiani siamo stati sempre presenti, volevamo che il nostro territorio emergesse, lo abbiamo tutelato e protetto. Non è scontato quello che abbiamo fatto. Lascio uno dei club più in salute d'Europa. Ci sono stati momenti difficili. Per raggiungere risultati come fa il Lecce devi saper soffrire. Non ci si salva a febbraio o a marzo. Ho fatto il massimo per mantenere la sostenibilità del club. Bisogna lottare e soffrire fino alla fine. Spesso questi momenti non sono stati capiti, non si è capito che bisogna soffrire per arrivare alla salvezza. Dopo la morte di Astori a Firenze ho vissuto la perdita di Graziano Fiorita qui a Lecce. Lo consideravo come un figlio, lo portai nel settore giovanile e in prima squadra. Una perdita che mi ha scosso, è stato il momento più complicato in questi anni. L'altro ieri ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce. Tutti conoscono chi va in campo, ma i dipendenti sono una squadra che ti aiuta a vincere. Ho voluto ringraziarli e li ringrazio ancora oggi. Non ho potuto salutare neanche Di Francesco, il primo a cui ho comunicato la notizia è stato il presidente, poi non so come è uscita la notizia. Prendere Di Francesco sembrava una sfida, un allenatore reduce da esoneri e retrocessioni. Gli ho dedicato il massimo del mio impegno, credevo in lui, lo volevo portare anche alla Fiorentina. Non ho potuto abbracciarlo, lo abbraccio oggi idealmente".
CALCIATORI - "Ringrazio i calciatori, ero convinto che potessero conquistare l'impresa della quarta salvezza di fila, li abbiamo presi con questo obiettivo. Abbiamo scelto il meglio per quelle che erano le nostre possibilità. C'è chi lo ha dimostrato giocando, chi non lo ha dimostrato perché non giocava. Pensiamo a Siebert, non giocava e si pensava che i cinque milioni fossero stati spesi male, poi giocando ha dimostrato il suo valore. Se qualcuno non dimostrerà il suo valore non ci potrà essere mosso alcun rimprovero, non tutti riescono a farlo, gli errori possono essere commessi. Quest'anno chi è retrocesso ha speso cifre ingenti. Noi prendiamo i calciatori per i valori tecnici, ma a loro trasmettiamo altri valori. Gli obiettivi non si conquistano solo coi valori tecnici. Ci sono valori come il senso di appartenenza, il rispetto verso i nostri tifosi, che ci seguono dappertutto. Non si arriva a fare una promozione e cinque salvezze solo con le spese, ma anche coi valori".
SALUTI - "Saluto il Salento, il mio territorio, tutti i tifosi del Lecce. Sono figlio di questo territorio, sono partito dai campi polverosi della terza categoria. Il senso di appartenenza dei tifosi verso il Lecce è grandissimo. Sapevo di poter essere divisivo nei loro confronti, tanti loro idoli sono arrivati grazie a me, ma sempre io ho tolto loro il sogno di trattenerli. Io voglio che il Salento sia competitivo, conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer. Oggi il Salento è conosciuto anche per i risultati raggiunti, che sono ricchezza per il nostro territorio. Vorrei idealmente abbracciare tutti i tifosi, anche chi mi detesta, chi mi ha scritto contro le peggiori volgarità. Abbiamo accettato di fare gli artigiani con il presidente, mi auguro che questo Lecce rimanga in serie A nel tempo e questo è il mio augurio. Penso che questo modo non è stato tenuto molto in considerazione perché il calcio oggi è quello degli algoritmi e della tecnologia. Abbiamo preferito però un modo artigianale".
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