SOS Fanta Squadra Genoa Vasquez: "Conosco i miei limiti, so quali sono le mie qualità. Vi spiego perché riesco a giocare sempre"

Vasquez: "Conosco i miei limiti, so quali sono le mie qualità. Vi spiego perché riesco a giocare sempre"

Andrea Della Sala
Il difensore ha parlato delle sue caratteristiche e del motivo per cui sente meno la fatica giocando sempre

Intervistato dal Secolo XIX, il difensore del Genoa Vasquez ha parlato del Mondiale, delle sue qualità e della nuova stagione che sta per partire

DE ROSSI - "Mi ha fatto i complimenti, mi aveva già scritto. I suoi consigli mi hanno aiutato durante il Mondiale. Lui l’aveva già vissuto, molto meglio di me (ride)... mi ha anticipato cose che poi ho provato. Mi ha spiegato che il tempo passa velocissimo, se sbagli la prima gara vai a casa in 9-10 giorni. E poi che dovevo controllare le emozioni e in effetti al debutto col Sudafrica erano così forti che quasi mi paralizzavo, perché non c’erano solo gli 80.000 sugli spalti, ma pure i 140 milioni di abitanti del Messico, i tanti connazionali che vivono negli Usa e con un Paese alle spalle non puoi sbagliare. Mi ha dato pure dei suggerimenti per i rigori ma li tengo per me. Nel 2022 ero in panchina, avevo promesso alla mia famiglia che nel 2026 avrei vissuto il Mondiale giocando. Ora volto pagina e ripeto la promessa per il 2030: c’è il nuovo ct, Marquez, era un mio idolo".

CARATTERISTICHE - "Io non so fare lanci da 40 metri con il mancino, non sono un colosso alto 1,95. Io devo giocare con “il martello e la pietra”, me lo dico sempre in spagnolo. Quando sono arrivato a 22 anni in Italia pensavo di sapere già tutto del calcio, che giocare qui o in Messico era uguale ma sbagliavo. Ora conosco meglio i miei limiti, so che non devo mai mancare nell’atteggiamento, la maglia deve essere sempre sudata. Ok, ho vissuto un anno da sogno tra Genoa e Messico. Ora voglio di più, con la stessa fame, arrivare più in alto possibile con il Genoa, perché no, in Europa, credo che i tifosi sognino come me. Ma partendo con umiltà, dalla base, evitando la retrocessione, dando il massimo gara dopo gara per proseguire il percorso iniziato a novembre scorso con De Rossi".

DIFESA - "Siamo gli stessi? Sarà un vantaggio, conosco Ostigard dal primo anno al Genoa, con Marcandalli ho giocato un anno. L’amicizia, conoscere rispettivi limiti e pregi, ci rende più forti. Dove non arrivo io c’è un altro e viceversa. Difendere bene serve poi a dare fiducia a chi sta davanti e deve fare gol. I nuovi acquisti? Il mister parla inglese ed è molto umano, li aiuta e da capitano lo faccio pure io, ricordandogli di avere la mente aperta, libera, per imparare".

RIPOSO - "Se sento la fatica giocando sempre? La sento, non la puoi nascondere, non ci sono segreti. Ma la mia mentalità è che da bambino vedevo i miei genitori alzarsi alle 5 di mattina per andare in strada a lavorare e non farci mancare mai da mangiare. Io vivo un privilegio, un lusso, faccio quello che amo, gioco, ho la famiglia in salute, il sacrificio era quello che facevano i miei. E i loro sforzi mi danno la forza per non mollare mai. A fine campionato eravamo salvi, potevo chiedere a volte di riposare ma ho detto alla società e al mister che volevo giocare sempre. I compagni e i tifosi lo hanno capito. Potevo sbagliare per stanchezza ma c’ero".

CAPITANO - "Da giovane vuoi essere protagonista, gol, assist, vincere il man of the match, da capitano ci metti la testa, la faccia ma poi lasci gli applausi ai compagni. Mi ha insegnato questo. L’ambizione resta però più che essere il migliore, voglio aiutare i compagni a migliorare, dal bomber al difensore accanto a me. Ma mi viene tutto naturale, come il bacio dato alla fascia dopo quel gol al Milan, che grazie a Dio è arrivato dopo un anno senza gol".