sosfanta squadra milan Gimenez: “Vinciamo il Mondiale e sarò capocannoniere”. Poi ride e risponde così sui tifosi del Milan

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Gimenez: “Vinciamo il Mondiale e sarò capocannoniere”. Poi ride e risponde così sui tifosi del Milan

Alessandro Cosattini
A due giorni dalla partita inaugurale del Mondiale 2026 nello stadio Azteca di Città del Messico, l’attaccante del Milan Santiago Gimenez ha parlato a Billboard Italia in un’intervista condivisa con il rapper e tifoso rossonero Ernia....

A due giorni dalla partita inaugurale del Mondiale 2026 nello stadio Azteca di Città del Messico, l'attaccante del Milan Santiago Gimenez ha parlato a Billboard Italia in un'intervista condivisa con il rapper e tifoso rossonero Ernia. Queste le dichiarazioni, riportate da milannews.it.

SOPRANNOME BEBOTE - "La storia del mio soprannome è davvero divertente. È stata la mia famiglia a darmelo perché ero un neonato davvero grande. La traduzione di Bebote è proprio “Grande bebè”. Un amico di mio padre, un giornalista televisivo, quando segnai il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol di E un amico di mio padre, che era giornalista in televisione, quando ho segnato il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol del Bebote!” Da quel momento tutti, non solo i miei familiari, hanno iniziato a chiamarmi così".

MONDIALI IN CASA - "È un sogno incredibile. Vorrei che la Coppa del mondo iniziasse domani perché sono molto emozionato. Quando indossi la maglia della Nazionale rappresenti un intero Paese quindi hai una grande responsabilità, ma allo stesso tempo è una cosa bellissima. So che il Messico, con la sua gente, in casa, è molto forte. Sono convinto che sarà un grande Mondiale. Vincerà il Messico e sarò il capocannoniere (ride, ndr)".

SAN SIRO - "Credo che sia uno degli stadi più importanti della storia del calcio. Ciò che lo rende davvero speciale però è il pubblico. I tifosi del Milan sostengono la squadra dal primo al novantesimo minuto e anche prima e dopo la partita. Poi io tifo il Milan da quando ero bambino e trovarmi a giocare in quello stadio che potevo vedere solo in televisione, significa molto per me. I tifosi mi hanno accolto con tanto affetto e, nonostante non abbia reso ancora come avrei voluto, continuano a spingermi e fidarsi di me. Come una famiglia".


MODELLO MILANISTA - "Scelgo Kaká, perché lo ammiro fin da quando ero bambino e perché condividiamo una profonda fede".

TIFOSI E PUBBLICO - "Non ho per nulla paura del pubblico, al contrario, penso di concentrarmi soprattutto sulle persone che mi amano, su quelle che vogliono vedermi crescere, e credo che sia proprio la loro l’opinione che conta. Chi parla e dice cose negative spesso non vede il lavoro che fai in allenamento e quanto ti impegni, quindi cerco di ignorare quei commenti. Ascolto Dio, la mia famiglia e gli amici che, in fin dei conti, sono coloro che più di ogni altro voglio che sia la versione migliore di me stesso".