ESPOSITO - "È il nostro fiore all'occhiello, siamo fieri di aver valorizzato alcuni giovani. Arriva dl nostro settore giovanile ed è ispirazione per altre squadre. Il coraggio di far giocare i giovani va di pari passo con una pressione che deve capire cos'è questo fenomeno. In Italia la pressione condiziona l'attività dei club. Quando abbiamo deciso di prendere Chivu abbiamo subito delle critiche. Va introdotta una nuova cultura, quella della sconfitta che invece c'è in Inghilterra. Quando una squadra perde non succede quello che succede in Italia. Fai giocare pio davanti a 80mila tifosi e magari lo perdi. Ci deve essere questo cammino tra la realtà diretta delle società e il mondo che lo circonda".
PALESTRA - "Abbiamo a che fare con la definizione di talenti. Ho gestito tanti talenti che poi non sono diventati campioni. Il talento è oggi, come Esposito o Palestra, quello che dimostra di avere qualità tecniche, fisiche e di apprendimento tattico, poi il cammino è molto lungo. Se non hai determinati valori rimani talento e non diventi campione. Ho avuto a che fare con Cristiano Ronaldo, era un vero campione in campo e fuori dal campo. Serve la capacità di non caricarli troppo di pressione, è sui giornali tutti i giorni e non è facile. Rappresentano il futuro, ma voglio essere prudente perché il cammino è lungo. Esposito a costo zero, Palestra è dell'Atalanta e ha un valore di mercato giusto e logico, appetibile da tanti club. È un giocatore che piace a tante squadre".
CHAMPIONS - "Considerazione di Chivu molto prudente, poi è animato dalla voglia di poter vincere. Nello sport l'asticella deve essere sempre alzata, non è sinonimo di arroganza ma bisogna essere ambiziosi nello sport. Chiaro che se non sei all'altezza non vinci. Non deve essere un'ossessione, ma avere un obiettivo alto può essere un'ossessione e avere questa ambizione ti porta a raggiungere determinati risultati anche al cospetto di corazzate. L'equazione chi più spende più vince non funziona nel calcio. La Champions è molto diversa dal campionato, è un giro a tappe. Il ciclismo deve essere fonte di ispirazione per il calcio. Mentre il campionato è una corsa a tappe e alla lunga vince il migliore, la Champions è un torneo e non sempre vince il più forte. Le circostanze passano anche attraverso a un sorteggio. Psg-Bayern l'avrei immaginata come finale, con tutto il rispetto per l'Arsenal. La Champions non ha linearità di calendario, dipende dallo stato di forma, dagli infortunati... Speriamo che la fortuna ci possa aiutare per fare un cammino più lungo possibile".
STADIO - "Sostenibilità e innovazione. Nella prima metto l'aspetto economico e finanziario, devi valorizzare al massimo le risorse che produci. Lo stadio sviluppa risorse economiche e serve un prodotto moderno, ospitale. San Siro icona mondiale, ma è uno stadio datato che non ti dà comfort come sky box o altre attività durante la settimana. Il Real vuole arrivare a mezzo miliardo di introiti, noi raggiungiamo 90-100 mln e qui c'è già un gap con Spagna e Premier League. Se uniamo questo a un concetto di sicurezza ti porta a dire che vogliamo lo stadio nuovo. È un'esigenza ma in Italia la burocrazia è molto lenta, ci siamo arenati, grazia alla tenacia della nostra proprietà e di quella del Milan siamo andati avanti. Un investimento di due miliardi deve essere sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture perché è una struttura che porta un beneficio diretto ai club ma anche un indotto generale. Abbiamo questa esigenza. Dal punto di vista emozionale avere una propria casa sviluppa il senso di appartenenza, ti dà quella forza in più che ti porta a raggiungere qualche punto in più in classifica. La squadra ti dà il 90-95%, il resto arriva da altre componenti".
METODO - "Nella vita si può arrivare, servono tre concetti fondamentali di un leader: umiltà, coraggio che vi deve portare a prendere decisioni difficili, e la perseveranza che ti porta a cadere e a rialzarsi. Mandela diceva io non perdo mai, vinco o imparo. La convinzione porta a raggiungere obiettivi insperati".
Le parole nell'intervista alla Gazzetta dello Sport del presidente Marotta:
TRAGUARDO - “Sarebbe fin troppo facile dire la Champions. Certo che voglio vincerla con l’Inter. Le mie squadre hanno giocato 4 finali e le hanno perse… Ma c’è qualcosa di più. Voglio dare finalmente il via alla fase tre della mia vita quella del “serve”, inteso come restituire. C’è una regola di vita della miglior tradizione filantropica anglosassone che divide la vita in tre fasi: 'learn', impara, poi 'earn', metti a frutto, e infine 'serve' restituisci, cerca di ridare indietro la fortuna che hai avuto. È diventato il mio mantra. Per questo sto scrivendo un libro che vuol essere una sorta di manifesto per lo sport come lo intendo io, dal punto di vista della mia esperienza. Lo sport come scuola di vita. Un libro che possa servire a tutti, dai ragazzini, ai presidenti, ai ministri...”.
MOURINHO - "Io credo che i ragazzi che hanno vinto Scudetto e Coppa Italia siano grandi atleti e siano tutti campioni. Per me non è giusto come non è giusto confrontare atleti di epoche diverse come Maradona e Pelé. Il calcio è cambiato, continuerà a cambiare”.
PALESTRA - "Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter, che ha un palmares ricco di vittorie. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”.
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