sosfanta squadra inter Ausilio: “Pace con Lukaku? È andata così! Thuram, Barella, Sucic, Pio, Mkhitaryan e al posto di Dumfries…”

news

Ausilio: “Pace con Lukaku? È andata così! Thuram, Barella, Sucic, Pio, Mkhitaryan e al posto di Dumfries…”

Andrea Della Sala
Ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan, il ds dell'Inter Piero Ausilio ha parlato di tanti argomenti di mercato passato e futuro

Ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan, il ds dell'Inter Piero Ausilio ha parlato di tanti argomenti di mercato passato e futuro. Le parole del dirigente riportate da Fcinter1908.

DUMFRIES - "Per quanto riguarda Dumfries dipende molto dal rapporto che hai con il calciatore e con il suo agente. Parliamo di un rapporto molto sincero e molto onesto. Tanto onesto che in occasione dell'ultimo rinnovo lui aveva già manifestato l'idea di poter cambiare, provare a fare una nuova esperienza. Si avvicinava ai trent'anni e quindi aveva ottenuto da noi una situazione un po' particolare, direi unica nel caso dell'Inter: una clausola di uscita. Una clausola che l'anno scorso non è stata esercitata anche se dal suo punto di vista poteva già essere quello l'anno giusto per andare. Alla fine è rimasto. Al di là dell'infortunio, quando è stato a disposizione ha dato il suo contributo alla causa. Abbiamo rivinto lo Scudetto, abbiamo rivinto la Coppa Italia. Adesso forse era arrivato il momento giusto per tutti per provare a fare qualcosa di diverso. È arrivata questa bella opportunità. Direi che non è ancora ufficiale, anche perché a Madrid ci sono in corso elezioni e cambiamenti. Si sta aspettando che venga definita la situazione, ma mi sembra ormai quello l'orientamento del ragazzo verso una grande squadra come il Real Madrid".

MERCATO - "Direi che il mercato dell'Inter sarà fatto sempre secondo la continuità che abbiamo dato negli ultimi anni. Quindi si parla anche di sostenibilità. Bisogna vendere qualcosa per comprare. Bisogna comprare bene. I giocatori migliori, se è possibile, cerchiamo sempre di tenerli. Adesso probabilmente c'è Dumfries in uscita, sarà sostituito da un giocatore altrettanto importante, forte e magari più giovane. Poi cercheremo di tenere quelli che sono i migliori calciatori per continuare il percorso iniziato ormai sei-sette anni fa. Per noi è importante essere sempre competitivi".

BARELLA - "Quanto vale? Molto facile: non è sul mercato, quindi non ha un prezzo. Qualcosa meno magari e una buona parte la daremmo anche a Barella probabilmente (ride)".


GABIGOL - "Dovrei controllare se dopo dieci anni c'è la prescrizione per raccontare tutto. In realtà ricordo benissimo quel periodo. Era appena arrivata Suning. Ma non era ancora arrivata con la struttura che poi ha fatto crescere l'Inter. Non c'era ancora Steven Zhang nel ruolo che avrebbe avuto successivamente, era sempre con noi. C'era un via vai di persone. Eravamo in una fase di conoscenza reciproca. Arrivavano amministratori, avvocati, funzionari. C'erano agenti molto influenti che proponevano giocatori direttamente alla proprietà. Con onestà devo dire che in quel periodo feci anche fatica a fare il mio lavoro come avrei voluto. Noi in realtà avevamo puntato Gabriel Jesus. Avevamo lavorato su Gabriel Jesus. Poi arrivò il Manchester City di Guardiola. Scelse loro. E a quel punto qualcuno disse: "Ci serve un Gabriel". E arrivò Gabigol. Attenzione: Gabigol in Brasile stava facendo bene e aveva numeri importanti. Non era un giocatore scarso. Ma non era il giocatore che l'area sportiva aveva individuato per migliorare l'Inter in quel momento. Era una rosa che aveva già dei valori, era un giocatore che non aggiungeva nulla".

LUKAKU - "L'attualità dice che ci siamo rivisti proprio la settimana scorsa a Montecarlo. Alcuni amici comuni hanno organizzato un incontro. Ed è vero, ci siamo parlati. All'inizio c'è stato un po' di imbarazzo, un po' di freddezza, poi però abbiamo sorriso. Mi ha abbracciato. Io le sue motivazioni le conoscevo e gli ho detto chiaramente quello che pensavo, secondo me ha sbagliato a gestire quella situazione. Poteva aveva anche delle motivazioni che dal suo punto di vista erano corrette, forse era deluso per non aver giocato una finale, forse si era sentito poco considerato. Ma io ero convinto che se ne avessimo parlato, con me e con Simone Inzaghi, avremmo risolto tutto molto rapidamente. E magari oggi sarebbe ancora all'Inter da protagonista. Invece ha scelto una strada diversa. A un certo punto è sparito. Mandava video degli allenamenti, si parlava della squadra da costruire. Noi avevamo preso Thuram e lui era contentissimo del suo arrivo, aveva parlato con lui. Poi improvvisamente sparì. E lì si capì che qualcosa era cambiato".

THURAM - "Se fosse rimasto Lukaku altra posizione? Sulla posizione no. Noi eravamo convinti da anni che Thuram fosse il giocatore ideale per il nostro sistema. Aveva sempre giocato da esterno. Già qualche anno prima avevamo individuato in lui un attaccante perfetto per noi attraverso un cambio di ruolo. Quando andò via Lukaku avevamo preso Dzeko e c'era Lautaro. Insieme a Inzaghi avevamo individuato proprio Thuram come terzo attaccante. Bisognava parlarne con lui e con il padre e spiegargli che avevamo un'idea diversa del suo ruolo. Lo vedevamo perfetto per il nostro sistema di gioco. Era convinto di venire, noi eravamo convinti di prenderlo. Poi, in una partita contro il Leverkusen, in uno scontro con Tah, si lesionò il collaterale. Saltò l'operazione. L'operazione venne rinviata di due anni. Forse è arrivato al momento giusto. Quando è arrivato, con Lukaku che non decise di andare avanti con noi, si è ritrovato immediatamente titolare. Ha avuto lo spazio che meritava e ha dimostrato il livello enorme che ha come calciatore".

COLPI - "Sicuramente il momento che ti emoziona di più è quando prendi un giocatore e vedi che funziona. Quando lo immagini in un certo modo e poi va esattamente così. Se penso alle operazioni che mi danno soddisfazione penso a Thuram, Lautaro, Calhanoglu. Ma anche Zielinski, Mkhitaryan, ti gasa.  Lautaro, ad esempio, lo abbiamo pagato poco più di venti milioni. È stata una grande intuizione. Anche Dumfries, ci dimentichiamo che è passato anche Hakimi all'Inter. Cancelo, Hakimi, DUmfries, il quarto dovrebbe essere buono anche quello. Quando un giocatore non va bene ti senti responsabile. Sempre. Quello che succede spesso nel nostro lavoro è che quando le cose vanno bene i meriti vengono condivisi da tante persone. Quando vanno male la colpa è quasi sempre del direttore sportivo. Magari quel giocatore lo voleva l'allenatore. Magari c'erano altre persone coinvolte. Però alla fine la responsabilità ricade sempre lì. Io poi ho un rapporto particolare con l'Inter. Sono qui da ventotto anni. Quando un giocatore va bene sei felicissimo, quando va male soffri davvero. Anche più di altri. E qualche volta soffri anche quando le responsabilità non sono completamente tue".

ESPOSITO E DIMARCO - "La gente si vuole identificare non sempre nel giocatore pagato 100 mln, ma in quello che ha qualcosa di più. E Pio rappresenta qualcosa di più, appartenenza, è cresciuto nel settore giovanile. Come del resto Dimarco che è arrivato con fatica all'Inter, dove desiderava. Noi bravi a non mollarlo mai. Con Juric aveva fatto vedere qualcosa di più, arrivato in ritiro, giusto dare i meriti a Inzaghi che ha detto questo rimane qua con noi, non va più in prestito. Inzaghi gli ha cambiato la carriera".

MKHITARYAN - "Difficile parlare con un giocatore di soldi, ha sempre il suo procuratore. Ho un caso solo di giocatore che è sopra la media e che fa le cose da solo. Lui è sopra la media in tutto. Resterà all'Inter ancora... l'armeno è di un'altra dimensione".

AKANJI - "Akanji è stata una bella opportunità, a luglio non pensavi di arrivare ad Akanji. C'erano altre squadre, quando prendi Akanji ti aspetti che venga a trasferirti quel carisma e quella mentalità vincente che ha dimostrato di avere".

CROATI - "Dalla Dinamo Zagabria abbiamo preso Kovacic, Brozovic e Sucic che ci lascia intravedere anche lui quel tipo di DNA che appartiene a quel tipo di calciatore".