Dovbyk: "Alla Roma non mi divertivo più, al Bologna vedrete la mia miglior versione! Sul numero di gol..."
Intervistato da La Repubblica, il nuovo attaccante del Bologna Artem Dovbyk ha parlato della nuova avventura al Bologna e di cosa è andato storto con la Roma.
CONDIZIONE - "Fisicamente ora sto bene, inizia una nuova sfida per la mia carriera, a Bologna mi sono sentito accolto da un gruppo forte, una famiglia".
MIGLIOR VERSIONE - "In Italia non l'avete ancora vista, ma spero e credo presto la riuscirò a mostrare anche qui, ora sento di poter tornare a divertirmi col calcio. Quando la gente crede in te, è tutto diverso. Qui sto ritrovando quell'emozione, per il Bologna mi sento importante. Voglio godermela e ripagare di questo il club e i miei nuovi compagni".
ROMA - "La scorsa stagione è stata difficile, per l'infortunio, certo, ma quello è arrivato dopo. Finito il ritiro la Roma mi ha detto di andare altrove a cercare minuti, ma non c'è stato tempo. Sono stato molto vicino al Milan, ma mancavano tre giorni alla fine del mercato e non ci fu tempo. Sono rimasto, provando a convincere l'allenatore di meritare più spazio, ma ho iniziato la stagione giocando poco e mi hanno fatto capire che sarei stato l'attaccante di riserva. Mi stavo preparando per un'annata lunga, da protagonista, ed è stato difficile realizzare che così non sarebbe stato. Giocavo sempre meno e non mi divertivo più. Poi mi sono infortunato. Insomma, è capitato di tutto e ora voglio solo giocare e godermi il campo. Anche a Roma c'erano giocatori fantastici nel ruolo, come Dybala, Soulé, El Sharaawy. Ma giocare là è diverso, c'è tanta pressione, l'errore non è un'opzione. Magari in una partita mi capitava una sola occasione, e se non la segnavo era finita. Sono passati tanti allenatori, e pure nel club è cambiato molto e dal campo per me era difficile capire tutto questo. Diversi di noi non hanno potuto dare il meglio. Persino uno come Dybala ha avuto difficoltà".
BOLOGNA - "In realtà, mi chiamò Marco Di Vaio già quattro anni fa. Giocavo a Dnipro, mi voleva al Bologna, ci parlammo due o tre volte per discuterne. Ma spendere tanti soldi per un attaccante sconosciuto che aveva giocato solo in Ucraina era troppo rischioso per i rossoblù, allora, e non se ne fece nulla. Il Girona si prese quel rischio e ha funzionato. Questa estate mi sono risentito con Di Vaio e con Tedesco, gli ho semplicemente detto: se mi volete, se siete convinti di me, in un club come il Bologna io vengo. Ha giocato due anni in Europa, vinto la Coppa Italia, fatto cinque o sei stagioni a grandi livelli, per me era un'ottima opzione".
GOL - "Non dirò un numero. L'ho fatto a Roma e poi ne ho segnati meno, ho imparato la lezione. Anche perché per le punte in Italia è diverso dalla Spagna, Lautaro è diventato capocannoniere con 17, non tanti rispetto ad altri campionati. Voglio aiutare i compagni a segnare, e mi aspetto che loro aiutino me. Conta far vincere la squadra, ma sono un centravanti e voglio far gol. È il mio mestiere, e se i compagni lavorano per me lo rendono più semplice. Mi servono esterni che creino occasioni, con cui avere intesa e un rapporto di fiducia, come era a Girona. E a Bologna, da Rowe a Orsolini, di esterni con la qualità di cui ho bisogno ce ne sono".
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