Conferenza di presentazione per Igor Tudor, che è il nuovo allenatore del Verona. Ha parlato così ai giornalisti, come riporta Tmw: "Voglio ringraziare il direttore, prima di tutto, e il presidente, di questa opportunità. Sono veramente contento. Io e Ivan siamo amici, ci conosciamo da quando eravamo piccoli, abbiamo fatto insieme il settore giovanile dell'Hajduk. Parliamo spesso di calcio. Poi ognuno ha la sua visione. Penso sia uno dei più forti, credo di essere abbastanza obiettivo, anche se è mio amico: è tra i primi tre-quattro in Serie A, e spero di fare qualcosina di quello che ha fatto lui. Con il tempo si vedrà sempre di più la mia idea di calcio: in questo momento bisogna fare punti. Vorrei dare tutto alla mia squadra: bel gioco, corsa, aggressività. Tante volte si danno delle etichette, ma non è così: non è vero che un allenatore si basa soltanto sulla corsa, o su altro".
Tudor: "Kalinic è forte, avrà spazio e lo sfrutterà: abbiamo giocato insieme. Modulo e piazzati..."
MODULO - "Il modulo va in secondo piano, ciò che conta è il modo di giocare, lo stile. Conta l'identità che dai alla squadra: l'intensità, i movimenti senza palla, le linee di passaggio. Quella è la cosa più importante".
GRUPPO - "Abbiamo fatto due allenamenti belli, mancano tre giorni alla partita. Sono venuto qui fiducioso, credo ci siano giocatori forti, con una buona mentalità. In queste tre partite non meritavano tre sconfitte, ma in questo caso subentrano i dettagli: una corsa in più, un sacrificio. Ho trovato una squadra disponibile, con giocatori forti, e penso faremo bene".
KALINIC E LASAGNA - "Sono più forti, sono tutti e due giocatori forti, che hanno fatte cose buone negli anni precedenti. Sono due giocatori importanti, e sono contento di averli in rosa".
SALVEZZA - "Abbiamo appena iniziato. C'è da pedalare, è ancora lunga. Mi piacerebbe avere un po' di tempo tra le partite per lavorare".
PARAGONI CON JURIC - "Pesanti? Basta che non li facciate. Fa parte del mio lavoro, etichettare e paragonare è parte del vostro. Fare paragoni non serve a niente, solo a fare show. Bisogna andare là, pedalare e fare bene. Juric non l'ho sentito negli ultimi due giorni".
BATTAGLIA - "Tutta la vita è una battaglia. Mi è stato chiesto di fare bene il mio lavoro, mi hanno scelto perché qualche mia idea piace".
IDEE - "Sì, ho idee molto chiare. Se giochi a quattro hai un centrocampista che si abbassa sempre e passi a tre. Si può giocare a zona, a uomo: ci sono tante varianti. Ma alla fine sono i giocatori che fanno la differenza".
JUVE - "Tutte le esperienze sono belle. Con Pirlo mi sono trovato molto bene, penso che avrà una grande carriera. È stata un'esperienza bella, diversa, che mi ha arricchito tanto".
SETTI - "Abbiamo parlato, mi ha chiesto di fare bene. Ho trovato una società ben organizzata, in maniera semplice, e io sono contento".
BOLOGNA - "Come l'ho vista? Non importa. All'intervallo ho visto che la squadra stava mollando, e ho preso la macchina per venire qua (ride, ndr)".
KALINIC - "È forte, lo conosco, ho giocato anche con lui. Ha fatto bene alla fine dello scorso campionato, penso che possa fare bene. Ci sono tante partite, davanti c'è gente importante. E poi ci sono cinque cambi, e per un allenatore è una cosa positiva: avrà il suo spazio, e sono sicuro che lo sfrutterà alla grande".
IDEA DI GIOCO - "Alleno da dieci anni, me lo chiedono sempre. Io voglio tutto, come ogni allenatore: voglio giocare bene a calcio, correre, essere aggressivo. Questa è l'idea che ogni allenatore ha. Magari qualcuno no, vuole restare dietro, giocare in contropiede e buttare palla avanti: io no, mi è sempre piaciuto avere tutto. Poi dipende dai giocatori. Ci sono certe cose che vanno di moda, uno sviluppo di calcio al quale questa generazione dà importanza, e che magari prima non c'era. Il calcio va avanti, è sempre in evoluzione: come ha detto Mourinho, dieci anni fa le piccole aspettavano dietro, oggi non più. E nemmeno la gente vuole vedere una squadra che stia bassa e aspetta. Quindi noi dobbiamo andare in quella direzione".
POCHI TIRI - "C'è gente che ha un gran bel tiro. Ma negli ultimi anni si è tirato, anche perché se non tiri non fai gol. Il tiro fa parte del gioco: bisogna fare un bel gioco per creare i presupposti. Il tiro è una conseguenza di tutto questo. Dipende anche da quanti giocatori coinvolgi nella fase d'attacco".
PIAZZATI - "Tutti gli allenatori lo fanno: non si trascura più niente. I calci piazzati incidono statisticamente parecchio in una partita".
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