Walter Sabatini, ex direttore sportivo della Salernitana, ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport in cui ha commentato le prime mosse di mercato delle big di Serie A.
Sabatini: "Dzeko può andar via, il carretto di Apollo per Di Maria! Arnautovic-Juve? Sfato un mito"
DI MARIA - "Se arriva il Di Maria che ho visto in Italia-Argentina qualche settimana fa allora c’è da divertirsi: io andrei a prenderlo con il carretto di Apollo, sposterebbe di molto gli obiettivi juventini. Sarebbe un altro grande segnale. Non solo per la Champions, ma anche per la Serie A: il campionato ha bisogno di una Juventus competitiva per lo scudetto. Io poi con la Roma me la sono sempre trovata davanti...".
ARNAUTOVIC - "È un giocatore pazzesco. Non era così scontato il suo rendimento, invece ha dimostrato di essere un campione, anche dal punto di vista del carisma e della personalità. Può giocare con tutti, anche con Vlahovic, insieme: per la Juventus sarebbe una mossa importantissima. Poi sfatiamo la leggenda che lo perseguita che è uno scapestrato, retaggio di certi comportamenti giovanili. Questo è quanto di più sbagliato e lontano dalla realtà ci possa essere: è un ragazzo molto serio, molto motivato, attaccato ai compagni e all’allenatore. A Bologna mi aveva fatto una promessa: aveva detto che avrebbe fatto la differenza e l’ha fatto. Spesso ha giocato claudicante, ha dato tutto ed è stato da esempio. Aveva, ha un grande rapporto con Sinisa Mihajlovic. Sì, è un ragazzo competitivo con un carattere forte, ma non ha mai mancato di rispetto: un giocatore quando rispetta i compagni lo vedi dal linguaggio del corpo e lui è sempre stato molto collaborativo. Chi lo prende fa un affare".
POGBA - "È stato un rimpianto grande perché all’epoca fui pavido. Venne da me Raiola a propormi l’affare: finimmo per scontrarci fortissimo e mi dispiace ancora adesso. Mi chiese una commissione che per l’epoca e per l’età del ragazzo considerai esagerata, quasi immorale. Mi pare 4 milioni, non vorrei sbagliarmi. Non ebbi il coraggio di trasferire questa comunicazione al presidente: un conto era un’operazione come quella di Marquinhos, ma in quel caso dare una commissione secca a un solo agente per un ragazzo mi sembrava sbagliato. E invece l’operazione andava fatta, perché ho privato la Roma di un valore tecnico ed economico enorme. La fece la Juventus, con lungimiranza".
ZANIOLO - "Cosa è meglio per lui? Questo lo sa lui, con la sua famiglia e il suo entourage. Io dico che dipende dal contesto tecnico-tattico. Dovrebbe privilegiare quello: essere in un posto dove sei la prima scelta, non un gregario. Altrimenti tanto vale restare dove uno è".
KOULIBALY - "Come lo vedrei alla Juventus? De Ligt ha compiuto passi da gigante rispetto alla stagione di esordio, ormai ha raggiunto un livello top. Con lui e Koulibaly sarebbe arduo attaccare la difesa juventina, sarebbe un muro invalicabile. Ma credo sia un’operazione difficile. Perché conoscendo Spalletti farà una resistenza ardua immagino: perderlo sarebbe un colpo troppo pesante per il Napoli. Koulibaly non è solo il leader carismatico della difesa, è un capo della squadra. Per cui Luciano lo proteggerà".
LUKAKU - "Sono contento se tornano in Italia i campioni. Se un’operazione così va in porto, significa che c’è la forte volontà del calciatore: a Milano deve essersi sentito circondato di affetto, nell’Inter era mostruoso. Forse vuole riassaporare quelle sensazioni. Con Dybala e Lautaro il tridente è possibile? Non sei necessariamente costretto a farli giocare tutti insieme: possono anche ruotare, si accoppiano bene e sarebbe una grande Inter nel reparto offensivo. Però con un cambiamento necessario. Lukaku presuppone un gioco esclusivo, diverso da quello solito di Inzaghi. Cambiano i temi d’attacco, ma quello poi spetterà all’allenatore, io mi limito a fare da testimone...".
DZEKO - "Immagino non accetterebbe di fare da sparring partner. Certamente non gli mancherebbero le opportunità, non starebbe lì a fare il paralume: ama il suo mestiere, ama il calcio, non penso resterebbe. Almeno, questo è ciò che penso io".
MILAN - "Ripetersi è sempre più difficile che vincere. Piuttosto c’è una cosa che non capisco. Non capisco il ritardo nei rinnovi di contratto di Maldini e Massara: hanno ribaltato lo scenario con scelte lungimiranti, questa perdita di tempo è dannosa e non la comprendo. Sono sorpreso, non capisco a quale sia la logica, mi pare allucinante. a in quel settore c’è un valore assoluto: c’è coesione tra allenatore e dirigenti, ci sono scelte lungimiranti e premianti, non capisco a cosa possa servire aspettare".
ROMA - "Farà ancora un salto di qualità, Mourinho ha già realizzato un’opera eccezionale per un club: ha trasformato la vittoria da possibilità a necessità. Tanti successi li ha strappati all’ultimo minuto perché nella testa dei giocatori ha fatto entrare la mentalità vincente. Non dovranno perdere Abraham, poi potranno crescere ancora: la Roma ha imboccato una strada molto positiva".
MATIC - "L’ho rincorso come un disperato... Ma avevo la sfiga, si fa per dire, di essere un dirigente del Palermo. L’agente, ai tempi un ragazzo giovane, me lo ha negato con mio grande dolore: ha personalità, carisma, precisione nella trasmissione della palla, spero abbia la tenuta fisica perché qualche anno è passato anche per lui. Ma se Mourinho lo ha preso sa che può garantire una buona condizione".
EDERSON - "È pronto per un grande club? La domanda è posta in maniera sbagliata. O meglio, è retorica. Non mi chiedo mai: è uno da Juve? O uno da Inter? O da Roma? Se un giocatore è forte, basta, è forte e buono per qualsiasi piazza. Se io a Roma mi fossi posto questa domanda, forse non avrei preso Alisson e Marquinhos, per dire. E se il Liverpool si fosse posto la stessa domanda magari non avrebbe preso Alisson e Salah, con i quali ha vinto la Champions. Io mi pongo solo una domanda: il giocatore è forte, vale? Se la risposta è sì, vado avanti, senza pensare alla squadra. Se ho dubbi allora mi fermo. Sì, il ragazzo è forte e l’ha dimostrato".
ILICIC - "Lui è una favola ambulante, da una pallonata tira fuori una soluzione imprevedibile e straordinaria. Ha avuto qualche problemino, ma spero che torni alla grande ai suoi livelli. Ho molto a cuore la qualità del calcio italiano, con Ilicic che guarisce dai suoi piccoli tormenti e fa i numeri, allora la Serie A ne guadagna. Può dare ancora tanto, deve recuperare la voglia".
GNONTO - "Mi aspettavo la sua improvvisa celebrità? No, proprio no. Non me lo aspettavo: è stato coraggioso e lungimirante Mancini a metterlo dentro, è un prodotto di uno stage di Mancini in cui ha rilevato che il ragazzo ha capacità prestative sopra la media. Non lo conoscevo bene, sapevo che aveva fatto benino e che dall’Inter era finito in Svizzera, stop. Intanto vedremo dove andrà a giocare, bisogna che vada in squadra di A medio-alta e che lì si confermi. Ha bisogno di confrontarsi con parametri diversi dal campionato svizzero".
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