SOS Fanta News Moreira: "Morirei per la mia squadra! Il Milan è una big, dobbiamo solo vincere e vi dico che Rabiot..."

Moreira: "Morirei per la mia squadra! Il Milan è una big, dobbiamo solo vincere e vi dico che Rabiot..."

Filippo Pelucchi
Diego Moreira ha concesso una lunga intervista parlando tra le altre cose del suo nome e del derby contro l'Inter.

Ritorna subito in campo Diego Moreira, in una gara non banale: lo attende infatti il derby a San Siro, dopo l'affaticamento muscolare rimediato al termine della sfida contro il Bologna. In un'intervista concessa a DAZN, l'esterno rossonero ha trattato diversi temi, dall'origine del suo nome a come vive il calcio e, ovviamente, il derby di sabato sera contro l'Inter.

IL NOME REALE - "Il mio nome è speciale perché è il mio. Mia madre lo ha scelto perché le piace questo nome, anche perché le piace Diego Maradona, sembra fatto apposta per il calcio, quindi, sono molto contento. Non lo cambierei mai".

E IL NOME SU INSTAGRAM - "In realtà, il mio padrino si chiama Armel e su Instagram è Armizy, quindi quando ho creato il mio profilo non sapevo bene cosa mettere e, siccome passo molto tempo con lui e mi piace cosa fa nella vita, ho voluto fare lo stesso".

COME VIVE IL CALCIO MOREIRA - "Ho giocato a calcio ovunque, fin da piccolo, dalla ricreazione a scuola fino a casa, rompevo un sacco di cose. Dovunque andassi avevo sempre il pallone con me, era essenziale per la mia vita e ho sempre detto di voler diventare un calciatore professionista. Ho fatto molti sacrifici, la mia famiglia mi ha aiutato tanto perché hanno continuato a credere in me, soprattutto mia madre, per lei è stata dura, ma ora siamo felici".

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I TATUAGGI - "Parlano della mia famiglia e di ciò che mi ha reso ciò che sono. Ne ho uno con le iniziali dei miei nonni da parte di mio padre sulla mano e della mia bisnonna dalla parte di mia madre, loro ora non ci sono più. Quando ero molto giovane c'erano per me, non ho fatto in tempo a conoscerli meglio, ma ogni volta che gioco guardo il tatuaggio e mi ricordo di loro, la famiglia conta molto per me".

LA SCELTA DELLA 7 - "Volevo la 7 quando sono arrivato, potevo cambiare, ma mi piace anche la 22. Penso stia bene sulla mia schiena. È un onore, lui ha lasciato un'eredità qui al Milan con questo numero e tocca a me dimostrare che posso seguirlo".

IL RAPPORTO CON RABIOT - "Mi ha accolto a braccia aperte, è stato molto gentile con me, una delle prime persone con cui ho parlato. Siamo sempre gli ultimi a uscire dagli spogliatoi, finiamo per mangiare insieme, parlare di vita, di calcio e di tutto… Anche in campo abbiamo un buon rapporto, mi piace molto come giocatore. Ho una personalità forte, un po' diversa dagli altri, ma il gruppo lo ha accettato, capiscono come sono mi sto trovando molto bene, non mi giudicano".

IL DERBY - "Milan-Inter è uno dei più grandi derby d'Europa, siamo carichi. Morirei per la mia squadra specialmente in queste partite, non vedo l'ora. Se segno non farò la breakdance, non voglio infortunarmi".

E TRA DIECI ANNI? - "Bella domanda… Penso parleranno di come di un ragazzo simpatico, ma anche come quel giocatore che dava tutto per la squadra ed era pronto a morire in campo".

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