Ausilio: "Lukaku? Sono mancati rispetto ed educazione! Thuram, Sommer, Arnautovic, Pavard…"
Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter, ha concesso un'intervista ai microfoni di Radio Serie A. Queste le sue dichiarazioni.
ACQUISTO DI CUI È PIÙ FIERO - "Sono tanti, tutte storie belle: quella di Lautaro è una storia particolare perché di fatto era dell'Atletico. E quando prendi un aereo e cerchi di recuperare una stazione che ti vede sconfitto al 99%, ti giochi quell'1% e rischi solo brutte figure. Furono quattro giorni pazzeschi e assurdi: c'era una clausola che Lautaro non volle esercitare, si giocò su tante cose. Soprattutto un grande lavoro di squadra, mi diede una grande mano Zanetti, c'era Milito e un presidente durissimo: una volta chiuso tutto, Lautaro la sera fece tre gol. Il giorno dopo si cominciò da capo e ci costò qualcosa in più, poi tornai a casa col contratto".
TRATTATIVA PIÙ COMPLICATA - "Ce ne sono tante: non è stato facile strappare Pavard al Bayern, non volevano privarsene. Ogni trattativa è difficile".
ACQUISTO MANCATO PIÙ CLAMOROSO - "Casiraghi vedeva i più bravi prima di tutti: tornò con Fabregas a 16, si fece tutto per prenderlo ma non ci fu possibilità perché andò all'Arsenal".
LUKAKU - "Di delusioni ne hai più di una: è una delusione per come è finita. Ho il rispetto di non parlare di un giocatore di un altro club, dico solo che mi piace guardare al presente e al futuro. Lukaku è stato una parte del passato, un passato che mi ricorda uno scudetto meraviglioso, una plusvalenza vera e due finali perse. Preferisco non parlarne, dico solo che ci deve essere in tutte le cose rispetto ed educazione: ad un certo punto, quando le cose stavano andando avanti, sono mancati. Se c'è rispetto, non c'è mai problema: quando invece ci si nega al telefono e ci si nasconde e si mandano risposte tramite persone non corrette, è il momento di voltare pagine. E' chiusa dall'8 di luglio: nessun rammarico, sono contento per quello che è arrivato dopo. La telefonata? E' una leggenda: c'è stata dopo tanti giorni e vani tentativi, è durata poco ed è stata decisa ma educata e ferma. Nulla di che dicendo quello che pensavo, non si può dire".
ATTACCANTI - "Lautaro e Thuram bella coppia, ma parlerei di bel quartetto. Non dimentichiamoci che Sanchez ha iniziato a far vedere quello che può dare, lo farà presto anche Marko".
THURAM - "La prima volta che ne parlai fu dopo la cessione di Lukaku al Chelsea: giocava esterno alto, non era una punta e non sapeva nemmeno di esserlo. Prendemmo Dzeko ma mancava il secondo attaccante: lui era il prescelto. Iniziammo le trattative, parlai con lui e il papà, stavamo andando spediti anche con Raiola: avevamo quasi definito tutto, se non che si fece male al ginocchio per qualche mesi e dovemmo cambiare obiettivo. Ma quegli incontri con Lilian furono la base: fui il primo a dirgli che poteva fare la punta. Quando ci siamo ripresentati c'era concorrenza e loro non avevano dimenticato questo e che il nostro progetto era mirato su di lui".
SOMMER - "Avevamo bisogno di certezze: oltre ad Onana avevamo perso anche Handanovic, avevamo deciso di cambiare dopo tanto tempo a prescindere da Onana. Approfitto per dire che Samir resterà con noi e c'è un progetto che lo coinvolgerà. Siamo andati su qualcosa di certo e che fosse pronto da subito: si poteva puntare su qualche giovani da crescere, però Sommer era quello di cui avevamo bisogno. Durante la trattativa stava già imparando l'italiano, sapeva già il linguaggio tecnico, pazzesco".
INZAGHI - "E' semplice, umile, geniale e pigro: è una delle persone più simpatiche che abbia mai conosciuto, ha delle esigenze che sono quelle e che non sposti neanche con le cannonate. E' diverso da Spalletti e Conte, lui è geniale: è giovane, ha talento, ha un buon gusto per il calcio e fa star bene tutti. Sono quelle cose che aiutano, i risultati non sono frutto solo della prestazione ma anche del saper stare insieme e lui in questo è stato molto bravo. Esonero l'anno scorso? Mai, sono sincero: non è nella cultura di Marotta e Zhang, Beppe non ha mai esonerato un allenatore. Sapevamo fosse un momento di difficoltà ma con la forza dello stare insieme e spronandolo e pungolandolo siamo stati bravi a venirne fuori con un cammino pazzesco negli ultimi due mesi. Non è mai stato preso in considerazione l'esonero, non è nella cultura dei dirigenti dell'Inter".
© RIPRODUZIONE RISERVATA