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Gravina: “Triste vedere i presidenti che non volevano giocare per non pagare”

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È il giorno decisivo per la Serie A, alle 18.30 la riunione chiave per decidere la ripresa. Intanto, come riporta TMW, ha parlato il presidente della FIGC Gabriele Gravina: “In questi ultimi due-tre mesi ho vissuto tantissimi momenti di...
Guglielmo Cannavale

È il giorno decisivo per la Serie A, alle 18.30 la riunione chiave per decidere la ripresa. Intanto, come riporta TMW, ha parlato il presidente della FIGC Gabriele Gravina: "In questi ultimi due-tre mesi ho vissuto tantissimi momenti di grande esaltazione, anche se sempre accompagnata da un’attenta e responsabile prudenza. Io ho sempre sostenuto che la mia determinazione era dettata dal far capire cosa rappresenta il mondo del calcio nel panorama dello sport e soprattutto dell’economia italiana. C’è la dimensione economica, ma ce ne sono tante altre: parliamo di uno straordinario fattore sociale, non solo economico. Genera entusiasmo, moltiplica tanta passione verso il mondo dello sport e dell’economia. Ci troviamo in un momento particolarmente delicato della nostra vita: la diffusione epidemiologica da Covid-19 ha stravolto le viste di ciascuno di noi, ha cambiato le nostre abitudini e messo in discussione qualunque tipo di relazione interpersonale, ma tutto questo non ha mai spezzato il filo d’amore che lega il calcio al nostro Paese, all’Italia".

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Gravina si concentra sulla ripartenza: "La nostra esigenza di ripartenza è consacrata all’interno del nostro DNA: ci chiamiamo Federazione Italiana Giuoco Calcio. Per me è stata una parentesi di grande tristezza, e lo farò presente, constatare che nel mondo del calcio alcuni facciano di tutto per non giocare, convinti che così non pagherebbero alcune mensilità ai propri tesserati. È un gioco perverso quello di una società che non vuole giocare per limitare i danni. Tutto questo mi ha convinto a portare avanti questa battaglia. So quanti italiani pensano che non si debba giocare: capisco che sarà triste vedere le partite a porte chiuse, ma se riparte l’economia del nostro Paese non può non ripartire una delle sue industrie più importanti".